ANNO 16 n° 229
Incendio a Mammagialla, un detenuto: “L’agente mi ha salvato la vita”
La testimonianza sul rogo del 25 luglio: “Si è gettato con coraggio in una situazione critica”
16/08/2026 - 10:24

VITERBO - “Durante l’incendio un agente capo scelto mi ha salvato la vita”. È il racconto di L.S., detenuto nel carcere di Mammagialla, che ha deciso di ricostruire i momenti di forte tensione vissuti all’interno dell’istituto penitenziario in occasione del rogo divampato lo scorso 25 luglio.

Nella sua testimonianza, L. descrive l’incendio come un episodio di “grande e gravissima entità”, sviluppatosi nel reparto precauzionale rosso, collocato di fronte alla sezione blu.

Secondo quanto riferito dal detenuto, alcuni reclusi avrebbero aspettato la chiusura del reparto precauzionale blu prima di barricarsi all’interno della sezione rossa utilizzando materassi, televisori, sedie e altri oggetti. Sarebbero quindi state appiccate le fiamme.

Un particolare del racconto riguarda la presunta preparazione precedente all’incendio. L. sostiene infatti che alcuni detenuti avrebbero provveduto a mettere al riparo vestiti ed effetti personali, raccogliendoli in alcuni borsoni sistemati in una zona ritenuta sicura, così da preservarli dalle conseguenze del rogo.

La situazione sarebbe poi rapidamente degenerata. Sempre secondo la testimonianza, alcuni detenuti si sarebbero spostati in un locale che L. definisce non adeguato a fronteggiare una situazione di emergenza, mentre il fumo e le fiamme rendevano sempre più difficili le condizioni all’interno del reparto.

È in questo momento che, nel racconto del detenuto, assume un ruolo centrale l'intervento della polizia penitenziaria. L. indica in particolare l’agente capo scelto S.A. come protagonista dei soccorsi.

“Spinto dal dovere del ruolo assegnatogli, si è gettato con grande coraggio in mezzo a una situazione a dir poco critica, senza arrendersi”, racconta il detenuto, sottolineando la determinazione dimostrata dall’agente durante l’emergenza.

Parole che diventano ancora più significative quando L. attribuisce proprio ad S. il merito di avergli permesso di salvarsi: secondo la sua testimonianza, l’agente sarebbe intervenuto in modo decisivo, arrivando a “salvare letteralmente la vita” al detenuto.

Il racconto di L. non si limita quindi alla ricostruzione di quelle drammatiche ore, ma rappresenta soprattutto un riconoscimento pubblico nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria intervenuti durante l’incendio.

Una testimonianza che porta alla luce, dal punto di vista di chi si trovava all’interno del carcere, la concitazione e la pericolosità di quei momenti e che, allo stesso tempo, mette in evidenza il ruolo svolto dagli agenti impegnati nei soccorsi in una situazione di estrema emergenza.

Per L., il nome di S.A. rimane legato a quei momenti come quello dell’agente che, mettendo a rischio la propria incolumità e intervenendo nel mezzo dell’incendio, gli avrebbe consentito di uscire vivo da una situazione che il detenuto descrive come drammatica.






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