

ORVIETO - Nelle ottocentesche sale affrescate del piano nobile del Museo Claudio Faina di Orvieto, da oggi 9 aprile e sino al 19 giugno prossimo, i visitatori potranno apprezzare oltre ai pregevoli reperti archeologici etruschi, greci e romani che vi sono custoditi, anche un allestimento sicuramente speciale che offre un altro frammento della storia di Orvieto, quello medievale.
Si tratta del lungo percorso storico, artistico e fotografico dal titolo “Il Capitano del Popolo”, completamente dedicato a questa carica istituita nel lontano 1250. Una delle figure più rappresentative ancora rappresentata ai nostri giorni nel contesto del sontuoso Corteo Storico della Città di Orvieto che, nel 1951 la Signora Lea Pacini che per decenni ne è stata la direttrice artistica, ideò e creò per onorare la solennità del Corpus Domini custodito nella Cattedrale e mettere in luce l’epoca storica del Miracolo Eucaristico e le vicende del glorioso e libero Comune di Orvieto.
Da allora il Corteo Storico sfila in parata per le vie cittadine nel giorno della Festa del Corpus Domini (ad eccezione delle due ultime edizioni per le misure legate al Covi) e accompagna la processione religiosa con la Reliquia del Sacro Corporale a simboleggiare il tributo a quel grande evento della cristianità reso da tutte le rappresentanze dell’epoca: civili, militari, della giustizia, delle corporazioni di arti e mestieri e delle terre allora assoggettate alla potenza di Orvieto.
In oltre settanta anni, anche il costume del Capitano del Popolo ha subito qualche rielaborazione e ha visto alternarsi come figuranti solo cinque interpreti: Eraldo Cortoni, che ha ricoperto a lungo il ruolo indossando costumi di foggia diversa, Mario Torroni, che ha alternato due mantelli della Fondazione Lisio, e poi Giancarlo Giacomini, Corrado Cortoni e Federico Cortoni, che tuttora indossa il costume con grande orgoglio e presenza.
Nella mostra “Il Capitano del Popolo” è possibile cogliere l’essenza di questa storia passata che è anche storia presente e futura. Lo storico palazzo Faina, di fronte al Duomo, espone infatti opere d’arte e d’artigianato realizzate dalla seconda metà del Novecento ma rievocatrici di un importante Medioevo. Come l’armatura, lavorata a sbalzo da Marcello Conticelli, e l’elmo in rame con cimiero in piume di struzzo, la spada, elsa dorata con smalti e lo stemma dei Monaldeschi, il cinturone in pelle rossa con sovrapposizioni in cuoio, realizzato a mano dal calzolaio Franco Menichini, e poi gli stivali con gli speroni e la fibbia che raffigura la testa di Medusa. Aquile bizantine sul lampasso rosso in seta del mantello, leoni e pavoni su fondo marrone quello della veste con giaco.