


VITERBO – Un ulteriore passo avanti vero la candidatura di Viterbo a Capitale Europea della Cultura 2033. Un percorso che, pur subendo qualche rallentamento, continua a fare passi in avanti, a partire dall’aggiudicazione dell’appalto per il servizio di promozione e dalla conclusione della prima fase di partecipazione pubblica.

Nei mesi scorsi -settembre-, il Comune ha lanciato una open call e organizzato una serie di laboratori di coprogettazione, coinvolgendo numerose realtà culturali e associative del territorio. Un lavoro questo, svolto in collaborazione con Lazio Innova, che ha permesso di raccogliere e mettere a sistema idee e proposte, dando forma a un primo dossier destinato a costituire la base del progetto di candidatura.
Resta però aperta un ulteriore questione. Ad oggi, nonostante l’intenzione annunciata durante il Festival dell’Economia della cultura, manca ancora l’adesione formale della Regione Lazio al protocollo d’intesa per la costituzione del Comitato promotore. Dal Comune si parla di un rallentamento di natura burocratica, con la convinzione che la Regione confermerà il proprio sostegno alla candidatura della città.
Cosa accade nel mentre?
A rispondere, facendo luce sulla questione, è proprio la sindaca di Viterbo, Chiara Frontini: “Non siamo in ritardo. Il tempo che stiamo impiegando è quello che serve per portare a dama un iter del genere. Ci è stato chiesto direttamente dall'Europa di coinvolgere la società civile. Tra l'altro Viterbo è una città con caratteristiche uniche, e proprio per ciò merita un programma, un progetto unico. Stiamo facendo tutto ex-nuovo, non avendo altre città da cui prendere esempio, e per far bene, ci serve tempo”.
Nel frattempo, l’amministrazione comunale intende andare avanti, individuando alcune priorità su cui costruire una candidatura solida e credibile: un tema forte, la partecipazione attiva della comunità locale, la creazione di reti tra istituzioni pubbliche, soggetti privati e operatori culturali, oltre alla definizione di un brand comunicativo dedicato. Centrale anche il coinvolgimento dell’intero territorio della Tuscia e un’analisi puntuale dei punti di forza e delle criticità del sistema culturale locale.