


Kinder Bueno incontra il fantasy - Nuovo spot internazionale. Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=K9VSFXogzDM

VITERBO - Eravamo quelli che, alle sei del pomeriggio con un brik di tè freddo al limone, si digerivano le prime realizzazioni del fantasy in formato tv: eravamo felici e lo sapevamo, senza conoscere la sonorità rullante dell’impatto crossmediale di tali storie. Ci mangiavamo merendine buone, sedevamo con gli amici vicino; la mamma ci richiamava per fare i compiti, ma eravamo sereni.
Eravamo (e siamo tuttora) un agglomerato culturale in cambiamento, un amalgama – per dirla col grande Augé – che ha superato la modernità: “surmoderno” è l’aggettivo qualificativo attribuito da questo studioso a un mondo recettivo alla globalizzazione, al tesoro immateriale dell’Internet, allo scrigno arricchente di una partnership digitale.
È tutto fantastico, contemporaneo, tangibile… Ma cos’ è che ci manca come quel brik di tè freddo, tanto che lo spot pubblicitario l’ha riesumato? Di certo, l’amicizia infantile e le combriccole del venerdì, ma anche la forza emotiva, psicologica e creativa di lasciarsi risucchiare da una storia di fantasia. Non sempre un romanzo, anzi: spesso, un breve audiovisivo.
Kinder Bueno, ebbene, ci ha pensato lui a farci credere che volare con i sogni sia ancora possibile: una tratta senza paure, senza biglietti, senza relazioni costituite in partenza. E infatti, l’invitante claim inizia proprio con l’ingresso su un alta velocità… Che coincidenza, in ogni senso!
Un ragazzo, appena salito sul treno – emblematico è il richiamo del personale ferroviario, idealizzato con fischietto e piglio molto deciso – decide, senza troppi ghingheri, di offrire un Kinder Bueno alla ragazza seduta di fronte a lui: una scena in cui il senso del potenziale rapporto di amore, amicizia o scambio di vedute affiora in modo quasi surrettizio, quasi a rendere la socialità un’ulteriore avventura fantasy.
Lei se lo mangia; è trasportata dalla fantasia e immediatamente è regina assisa in trono, in quadretto surreale e avvincente nel contempo: il drago che le cinge la postura maestatica è allegoria dello stesso ragazzo, la sua gentilezza è contemplazione e la sua figura si dilata nel puro storytelling.
Con quella visione ancora immaginata, lo spuntino dei due è una foto a ritroso, che ci svela come il fantasy sia decisamente diventato “way of life” della letteratura e della crossmedialità mondiale. Celti, Britanni e popolazioni germaniche ci hanno tramandato un tesoro sapienziale, pari all’Internet 1.0 di Tim Berners-Lee, e abbiamo saputo collocarlo con arte negli spazi bianchi delle nostre statue: i ragazzi leggono, navigano e ascoltano di tutto, forse disconnettendosi dal mondo relazionale, ma l’acquisizione di questo focolare è diventata nutrimento per le fiabe.
Non idealizziamolo, però: la costituzione di piccoli gruppi sulla base di stimoli simili ha risvolti sottilmente ghettizzanti; la cultura è bella se condivisa e goduta, ma non si può, tuttavia, adattare un patrimonio valoriale a ogni tesi. Bisogna amare il mondo, essere coesi, esplorare la vita e affrontare ogni viaggio: questa, forse, è la leggerezza che Kinder spera di lasciarci in dono… Ed è questa la comunicazione di cui forse, in un domani meccanizzato, continueremo ad avere bisogno.