ANNO 16 n° 274
Ilva: procuratore, via emissioni o stop
24/08/2012 - 09:59

Il tribunale del Riesame 'non ha concesso la facoltà d'uso' dei sei reparti a caldo sequestrati il 26 luglio e ha disposto che 'bisogna eliminare le emissioni inquinanti: le conseguenze sono ovvie'. E' sereno il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, dopo aver incontrato per circa due ore i quattro custodi giudiziari dell'Ilva e i carabinieri del Noe di Lecce. E' sereno ma criptico, perché ogni volta che i cronisti cercano di capire se i custodi si accingono a fermare gli impianti inquinanti, il procuratore arrotola le maniche della camicia bianca di lino e glissa: 'Su queste cose - dice - conteranno i fatti, non le parole; in un momento delicato come questo evitiamo di fare annunci'. Sebastio è consapevole che mentre parla nella sua stanza al terzo piano del palazzo di giustizia, il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, incontra in fabbrica i sindacati con i quali è distensivo e - si apprende dopo l'incontro - non paventa neppure il rischio di un ricorso alla Cassa integrazione. Il procuratore però sottolinea che con il collegio dei tecnici è stata decisa 'tutta una serie di operazioni che andranno fatte prossimamente'.

Ma anche in questo caso non spiega cosa sta per accadere e non conferma le indiscrezioni che parlano di un lento, graduale spegnimento degli impianti che non è possibile mettere a norma se non dopo averli fermati. Ma una cosa sembra assodata: i custodi giudiziali sanno quello che devono fare. 'E' loro compito - spiega il procuratore - stabilire e attuare le modalità tecniche per perseguire il risultato immediato di interrompere le emissioni all'esterno'. In attesa che i custodi depositino formalmente il loro piano di intervento, il capo della procura fa delle ipotesi. 'Può darsi, ma ce lo diranno i tecnici - dice - che ci siano lavori per effettuare i quali è necessario che l'impianto sia spento; é probabile che ci siano lavori per i quali l'impianto debba restare acceso ma essere non produttivo, può darsi che ci siano lavori per effettuare i quali l'impianto debba essere acceso e anche, magari, produttivo ai minimi perché bisogna fare dei riscontri'.

Insomma, la situazione è complessa e le operazioni tecniche sugli impianti richiedono cautela. 'Si devono cercare di evitare, nei limiti del possibile - spiega il procuratore - la distruzione degli impianti e i pericoli alle persone. Quando si mette mano a questi impianti pericolosi si possono determinare dei disastri: occorre cercare di salvaguardare gli impianti che hanno un valore'. La procura ha chiesto anche ai custodi-amministratori una stima dei conti per mettere gli impianti a norma 'perché - sottolinea Sebastio - al momento opportuno non è lo Stato che deve pagare o che deve anticipare, trattandosi di un impianto privato'. E sulla produzione del siderurgico che sarebbe al 70%, così come comunicato oggi dall'azienda ai sindacati, il procuratore non si sbilancia: 'Anche su questo stiamo facendo delle verifiche, a noi interessa quello che accertiamo, non quello che si dice'.

ANSA.IT

 






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