

Il gip del tribunale di Taranto ha respinto l'istanza dell'Ilva di reimmissione nel possesso dei prodotti finiti e semilavorati sequestrati il 26 novembre scorso. L'aziendaannuncia il ricorso e comunica che altri 1.400 dipendenti rimarranno senza lavoro nelle prossime settimane. L'istanza era stata presentata una settimana fa dall'Ilva alla procura sulla base del decreto legge varato il 3 dicembre.
Immediato l'intervento del governo. «Il Consiglio dei ministri ha deciso che il Governo presenterà un emendamento interpretativo al decreto salva-Taranto». Lo annuncia una nota del ministero dell'Ambiente. L' azienda potrà commercializzare quanto prodotto prima del decreto. «Con l'emendamento - si legge nella nota - si chiarisce che la facoltà di commercializzazione dei manufatti da parte dell'Ilva, riguarda anche quelli prodotti prima dell'entrata in vigore del decreto salva-Taranto e attualmente sottosequestro. Il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, domani mattina presenterà alla Camera l'emendamento governativo»
L'Ilva: altri 1.400 a casa. L'Ilva «ricorrerà al Tribunale del Riesame» contro il 'no' del gip al dissequestro dei prodotti finiti e semilavorati giacenti sulle banchine dell'area portuale, dice l'azienda in una nota, aggiungendo che «da ora e a cascata per le prossime settimane circa 1.400 dipendenti, appartenenti prevalentemente alle aree della laminazione a freddo, tubifici e servizi correlati, rimarranno senza lavoro». La decisione è legata al 'no' del gip al dissequestro dei prodotti giacenti sulle banchine. Il numero di 1.400 dipendenti rimasti senza lavoro «si andrà a sommare - sottolinea l'Ilva - ai già 1.200 dipendenti attualmente in cassa integrazione per le cause già note, quali la situazione di mercato e le conseguenze del tornado che ha investito lo stabilimento di Taranto lo scorso 28 novembre».
Chiusura impianti a catena. L'Ilva spiega che «si fermeranno a catena gli impianti di Novi Ligure, Genova Racconigi e Salerno, dell'Hellenic Steel di Salonicco, della Tunisacier di Tunisi e di diversi stabilimenti presenti in Francia nonché tutti i centri di servizio Ilva, quali Torino Milano e Padova, nonché gli impianti marittimi di Marghera e Genova». «Tutto ciò comporterà, in attesa di ricostituire la scorta minima per la ripresa dei processi produttivi, una ricaduta occupazionale che coinvolgerà un totale di circa 2500 addetti», aggiunge. «Le ripercussioni maggiori - fa sapere l'azienda - si avranno a Genova e Novi Ligure dove nell'arco di pochi giorni da oggi, saranno coinvolte circa 1.500 persone (1.000 su Genova e 500 su Novi Ligure)».
La Fiom Genova. All'Ilva di Genova i lavoratori hanno appreso dalle agenzie l'annuncio dell'azienda del fermo degli stabilimenti: ma c'è un programma, ha spiegato la Fiom, per arrivare fino al 7 gennaio senza bloccare gli impianti. Lo ha riferito all'Ansa Francesco Grondona, segretario provinciale della Fiom. «Alle sette di questo pomeriggio - ha spiegato Grondona -, dopo avere preso atto del mancato dissequestro delle materie in banchina a Taranto, l'azienda ci ha illustrato un piano di produzione per arrivare comunque fino al 7 gennaio, giorno in cui dovrebbe approdare a Genova la prima nave 'non corpo del reatò da Taranto».
La merce, pari a 1.700.000 tonnellate circa, ha un valore di un miliardo di euro ed è in giacenza sulle banchine dell'area portuale dell'Ilva: i prodotti stavano per essere commercializzati quando è arrivato il decreto di sequestro del gip Todisco. Sull'istanza dell'Ilva la procura ha dato parere negativo, trasmettendo poi la richiesta dell'azienda al gip. Per la Procura, ai prodotti Ilva non si può applicare il decreto legge del 3 dicembre dal momento che la legge non ha effetto retroattivo. «L'attività con la relativa produzione avvenuta prima dell'emanazione del decreto - ha scritto la Procura - non è soggetta alle regole ivi contenute». A quanto si è saputo, l'argomentazione del gip si articola su un'analoga motivazione.
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