

BOLSENA - Il villaggio villanoviano del Gran Carro nel lago di Bolsena e la città romana di Baia, nell'omonimo parco marino sommerso in provincia di Napoli, sono i due siti archeologici subacquei inseriti nel progetto europeo SASMAP (Development of tools and techniques to survey, asses, stabilize, monitor and preserve underwater archaelogical sites). Obiettivo del progetto: lo sviluppo di nuove tecnologie, tecniche e pratiche per individuare, monitorare, salvaguardare e gestire il patrimonio culturale subacqueo europeo.
L'ISCR (Istituto Superiore per la conservazione ed il restauro) con il suo Nucleo di per gli interventi di archeologia subacquea, partecipa al progetto, insieme con altri dieci partner europei, per la messa a punto di metodi perla stabilizzazione e protezione dei siti archeologici sommersi e nelle attività di divulgazione dei risultati della ricerca.
Le sperimentazioni sul posto, grazie alla disponibilità della Soprintendenza Archeologica all'Etruria Meridionale, si svolgeranno nel lago di Bolsena, presso il sito del villaggio villanoviano del Gran Carro. I risultati finali, la cui conclusione è prevista per il 2015, saranno utilizzati per sviluppare un piano di valutazione dei siti archeologici nelle acque europee.
Il villaggio villanoviano risalente al IX secolo a.C. fu scoperto nel 1959 nui fondali del lago di Bolsena dall’ingegnere minerario Alessandro Fioravanti.
Il villaggio ha avuto tre fasi costruttive distinte: un primo insediamento di capanne situato nei pressi della sponda lacustre e al centro di un'ampia pianura, ormai sommersa; il secondo, costruito al di sopra del precedente e quindi inserito nello stesso contesto ambientale; il terzo, posto nella stessa area, ma innalzato su palafitte per ovviare all’innalzamento costante del livello delle acque.
I reperti rinvenuti sul fondo hanno permesso di ricostruire la vita quotidiana che si svolgeva al villaggio. Così, oltre ai vasi biconici con decorazioni geometriche, sono stati recuperati ziri in ceramica da impasto per la conservazione degli alimenti, olle cilindriche o ovoidali, alari per sistemare la legna del focolare; lucerne a più fuochi, vasellame e tazze da cucina.
Agricoltura, allevamento del bestiame, pesca e caccia erano le attività di sostentamento degli abitanti. Tra le piante coltivate c'erano il farro, il favino e la vite. Ma anche piante selvatiche come il nocciolo, il pruno selvatico e il corniolo. La presenza di rudimentali macine documenta la trasformazione di alcuni alimenti in farine.
Le ossa di bovini, caprini e ovini documentano non solo l’allevamento ma anche la produzione di latte, formaggi, lana: a testimonianza di questo sono vasi bollitori, colini forati, museruole e pesi da telaio.
L’attività ceramica non era molto specializzata ed era praticata in forni rudimentali che hanno portato al rinvenimento di numerosi scarti di fornace. Al contrario, la lavorazione del metallo era specializzata e veniva utilizzata per realizzare strumenti da taglio e oggetti ornamentali in bronzo.