ANNO 16 n° 273
Il valore del cibo, un confronto sullo spreco alimentare: «Insieme si può andare più lontano»
All’Università della Tuscia l’incontro promosso dal Lions Club Viterbo E.T.S. nella Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e sugli sprechi alimentari. Al centro ricerca, politiche pubbliche, recupero delle eccedenze e nuova proposta di legge regionale
Francesco
30/09/2026 - 07:04
di Francesco Maria Ricci

VITERBO – Il valore del cibo, la necessità di ridurre gli sprechi e l’importanza di costruire una filiera sempre più efficiente e solidale. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro pubblico “Il valore del cibo. Insieme contro lo spreco”, promosso dal Lions Club Viterbo E.T.S. e ospitato ieri, martedì 29 settembre, nell’Aula 14 del Rettorato dell’Università degli Studi della Tuscia, in via Santa Maria in Gradi.

Una data tutt’altro che casuale: il 29 settembre ricorre infatti la Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e sugli sprechi alimentari, istituita per richiamare l’attenzione su un fenomeno che coinvolge l’intera filiera, dalla produzione al consumo domestico. L’iniziativa ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, docenti universitari, esponenti del mondo associativo e del terzo settore.

Ad aprire i lavori è stato l’avvocato Gabriele Sabato, presidente del Lions Club Viterbo E.T.S., che ha sottolineato come l’appuntamento si inserisca in un percorso di incontri dedicati a questioni di particolare rilevanza sociale. Dopo i precedenti approfondimenti dedicati al fine vita e al “dopo di noi”, il confronto ha spostato l’attenzione sul cibo, affrontandone il valore sotto il profilo economico, sociale, ambientale e normativo.

A portare i saluti dell’Università della Tuscia è stata la magnifica rettrice Tiziana Laureti, che ha evidenziato il ruolo della ricerca scientifica nell’individuazione di strumenti efficaci per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari. L’Ateneo, ha ricordato la rettrice, ha sviluppato negli anni un importante filone di ricerca proprio su queste tematiche, grazie anche al lavoro dei docenti coinvolti nell’incontro.

«Si fa presto a dire che una filiera spreca o perde cibo durante il percorso – è stato il senso dell’intervento – ma altra cosa è capire come intervenire concretamente per efficientare tutte le fasi della filiera». Da qui la necessità di affiancare alle iniziative di sensibilizzazione una solida attività di ricerca e analisi.

Per il Comune di Viterbo è intervenuta l’assessora Patrizia Notaristefano, con delega all’agricoltura e alla filiera agroalimentare, portando anche i saluti della sindaca Chiara Frontini. Nel suo intervento ha ripercorso il lavoro avviato dall’amministrazione comunale sul fronte del recupero delle eccedenze e della costruzione di una rete territoriale.

Uno dei progetti centrali è la Filiera solidale del cibo, nata dall’incontro tra Comune, realtà del terzo settore e organizzazioni già impegnate nel recupero e nella redistribuzione delle eccedenze. Un modello che punta a mettere in rete esperienze differenti, coinvolgendo realtà come Caritas, Croce Rossa ed Emporio Solidale, con l’obiettivo di rendere più efficace il recupero degli alimenti ancora perfettamente utilizzabili.

Il concetto ribadito durante l’incontro è quello del valore del cibo, anche quando si tratta di prodotti destinati a diventare eccedenze. Non un alimento “di serie B”, dunque, ma una risorsa che conserva il proprio valore e che può essere destinata a chi si trova in condizioni di maggiore difficoltà.

L’assessora ha inoltre illustrato il percorso avviato dal Comune per la realizzazione di un Piano del cibo della città di Viterbo, attraverso un confronto con università, associazioni di categoria, agricoltori e realtà del territorio. Tra gli obiettivi indicati figurano una maggiore valorizzazione della vocazione agricola della Tuscia, l’attenzione alle mense, l’utilizzo di terreni comunali per progetti di carattere sociale, gli orti solidali e condominiali e una maggiore educazione alimentare, a partire dalle scuole.

Un altro tema affrontato è stato quello della consapevolezza dei consumatori, dalla scelta dei prodotti stagionali alla pianificazione della spesa, fino alla corretta gestione degli alimenti nelle abitazioni. Un’attenzione che, secondo quanto emerso, dovrebbe coinvolgere tutte le fasce d’età.

La proposta di legge regionale

Particolarmente rilevante anche l’intervento dell’onorevole Daniele Sabatini, consigliere regionale del Lazio, che ha illustrato il percorso di una proposta di legge regionale dedicata alla riduzione dello spreco alimentare e all’economia alimentare circolare.

Il provvedimento, attualmente all’esame del Consiglio regionale, punta a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese e terzo settore, incentivando il recupero delle eccedenze e la loro redistribuzione.

Sabatini ha ricordato il ruolo della legge 166 del 2016, la cosiddetta “legge Gadda”, che dieci anni fa ha introdotto a livello nazionale un quadro organico per favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari. La proposta regionale del Lazio punta ora ad aggiungere ulteriori strumenti e incentivi.

Tra gli elementi illustrati figurano il sostegno alla gestione della catena del freddo e del fresco, il coinvolgimento di scuole, strutture sanitarie e mense, incentivi per le imprese che aderiscono ai progetti di recupero e l’ipotesi di un “bollino solidale” per valorizzare le realtà impegnate nella lotta allo spreco.

Un passaggio specifico riguarda inoltre i Comuni e la Tari: la riduzione dei rifiuti derivante dal recupero delle eccedenze potrebbe infatti incidere sul gettito della tassa. La proposta illustrata prevede quindi un meccanismo di incentivo regionale destinato a compensare tale eventuale riduzione.

I numeri dello spreco

La parte scientifica dell’incontro è stata affidata ai docenti dell’Università della Tuscia Luca Secondi, Ludovica Principato e Clara Cicatiello, impegnati da anni nello studio dello spreco alimentare.

Il professor Luca Secondi, statistico, ha fornito alcuni dati relativi alle dimensioni del fenomeno in Europa e in Italia. Secondo i dati Eurostat richiamati durante l’incontro, nel 2024 nell’Unione europea sono state generate 57,9 milioni di tonnellate di spreco alimentare, pari a circa 129 chilogrammi per abitante. Il 53% circa del totale sarebbe riconducibile alle famiglie.

Per l’Italia è stato invece richiamato un valore complessivo di oltre 8,1 milioni di tonnellate di perdite e sprechi lungo la filiera, con una stima economica vicina ai 14 miliardi di euro.

Numeri che, secondo il Professor Secondi, devono essere letti insieme a quelli relativi alla povertà e all’insicurezza alimentare. Da una parte, infatti, una quantità considerevole di cibo viene persa o sprecata; dall’altra esistono persone e famiglie che non riescono ad accedere regolarmente a un’alimentazione adeguata.

«È un paradosso», è stato evidenziato nel corso dell’intervento: fenomeni distinti, ma appartenenti allo stesso sistema alimentare e che richiedono risposte coordinate.

La strategia indicata passa quindi attraverso tre parole chiave: prevenzione, recupero e redistribuzione. Prevenzione attraverso una migliore pianificazione e gestione delle scorte; recupero delle eccedenze ancora idonee al consumo; redistribuzione attraverso le reti territoriali capaci di raggiungere le persone in condizioni di maggiore fragilità.

Ed è proprio sul rapporto tra ricerca, istituzioni e territorio che si è concentrato il senso dell’incontro. La lotta allo spreco, è emerso durante il pomeriggio, non riguarda soltanto la quantità di cibo che finisce nei rifiuti, ma coinvolge l’intera organizzazione della filiera, le politiche pubbliche, il comportamento delle imprese e dei cittadini e la capacità di trasformare le eccedenze in una risorsa.

Un percorso nel quale Viterbo, attraverso la collaborazione tra Comune, Università, Lions Club e realtà del terzo settore, sta cercando di mettere a sistema esperienze e competenze diverse. Con un obiettivo comune: dare al cibo il valore che merita e fare in modo che il minor quantitativo possibile di quella risorsa venga perduto lungo il percorso dalla terra alla tavola.






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