

di Massimiliano Morelli
Bisognerebbe spiegare a certi signorotti della politica che non c’è bisogno di comunicare sempre e costantemente, tutti i giorni. Primo perché il troppo stroppia, secondo perché se perdi tempo a comunicare, dove lo trovi il tempo per fare politica? E, terzo, a chi interessa il commento sul commento del commento? Prendo spunto da un’indagine redatta da una rivista che per i giornalisti rappresenta una “bibbia” (scritto con la minuscola per evitare di mischiare il sacro col profano), rivista che racconta anche gli aspetti più reconditi della comunicazione. Insomma, il mensile in questione dirama la classifica dei giornalisti più social, quelli che…. vola una farfalla e ci scrivono un post, un cinguettio, se sono svelti e veloci scattano pure una foto. Ora, premesso che in vetta alla lista c’è quello che si è sacrificato per l’intera nazione facendosi vaccinare per non sprecare una dose, e che alle sue spalle c’è una sfilza di cronisti che li vedi sfilare di continuo in tv, e passano da un salotto all’altro, ci si interroga sul come e sul quando riescano a scrivere i loro articoli. E’ una similitudine col mondo della politica, basti dare un’occhiata alle varie testate on line. Sono sempre i soliti noti a comunicare. E la cosa non va affatto bene. Anche perché poi se dopo aver adocchiato il titolo ci si sofferma a leggere la nota di stampa, c’è da mettersi le mani nei capelli.