ANNO 16 n° 274
Il Tar annulla maxi esproprio di area archeologica
A Tarquinia stop al progetto di valorizzazione di Leopoli - Cencelle su 72mila metri quadrati di terreni
03/11/2019 - 03:02

TARQUINIA - (sim.lup.) - Stop al progetto del Comune di Tarquinia, sostenuto anche dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, per la valorizzazione dell’area archeologica di Leopoli – Cencelle: con una sentenza pubblicata nelle scorse settimane, il Tar del Lazio ha annullato il decreto che stabiliva l’esproprio per pubblica utilità dei terreni di proprietà privata su cui sorge il sito. Il motivo della decisione sta nel ritardo con cui l'ufficio competente ha emesso il decreto di esproprio: l'anno successivo rispetto al limite stabilito dalle norme.

Si parla di un’area enorme: 72.610 metri quadrati, dove un tempo sorgeva la città fondata da papa Leone IV per dare un luogo più sicuro dove vivere agli abitanti di Centumcellae (come si chiamava Civitavecchia all’epoca), esposti alle continue razzie dei Saraceni. 

I ruderi di Leopoli – Cencelle si trovano in località Farnesiana. L’area è oggetto di indagine storica e archeologica da molti anni da parte di varie università italiane ed europee, in particolar modo dalla cattedra di Archeologia medievale dell’università La Sapienza di Roma. Un luogo unico: si tratta di una città di fondazione altomedievale, abbandonata nel corso dei secoli e che ha conservato integralmente la struttura urbanistica originaria, senza sovrapposizioni edilizie e urbanistiche di epoche successive. Nove anni fa l'approvzione da parte del Comune di un progetto per la sua valorizzazione.

A rivolgersi al tribunale amministrativo sono stati i proprietari dell’area, impugnando il decreto emesso l’11 aprile del 2019 che stabilisce l'esproprazione di quei terreni in favore del Comune. Il progetto è stato dichiarato di pubblica utilità dal Ministero per i Beni e le Attività culturali a marzo del 2013. Ma secondo le norme ''il decreto di esproprio può essere emanato entro il termine di cinque anni, decorrente dalla data in cui diventa efficace l'atto che dichiara la pubblica utilità dell'opera''. Per cui ''il decreto di esproprio avrebbe dovuto quindi essere emesso entro il 2018, cosicché il provvedimento impugnato va ritenuto illegittimo e perciò annullato'', recita la sentenza.

Il Comune di Tarquinia, che non si è costituito in giudizio, è stato condannato al pagamento delle spese sostenute per il ricorso al Tar dai proprietari dei terreni: mille euro in tutto.






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