ANNO 16 n° 272
''Il silenzio di Erinna''
Lettera aperta
07/12/2020 - 17:10

Riceviamo e pubblichiamo.

VITERBO - Cogliamo l'occasione dell'intervento della signora Chiara Frontini - consigliera comunale del comune di Viterbo - per ringraziare dell'attenzione riservata all'associazione Erinna in occasione della discussione del punto all'ordine del giorno per l'affidamento del centro antiviolenza e della casa rifugio; affidamento arrivato dopo tre anni di rilassatezza da parte di chi avrebbe dovuto farsene carico e averne cura. In questi tre anni il Centro antiviolenza Erinna ha continuato a sostenere le donne in difficoltà.

Ringraziamo la signora Frontini per aver portato alla luce la situazione in cui si è trovata Erinna in seguito al comportamento del Comune di Viterbo; Erinna poteva essere sostenuta con denari anticipati dal comune di Viterbo in attesa che l'istituzione trovasse i suoi tempi per attuare i progetti finanziati, peraltro i fondi stanziati dalla Regione erano già nelle casse comunali, i progetti vincitori del bando sono stati elaborati e scritti da Erinna e dati gratuitamente al Comune. Negli altri Comuni del Lazio, finanziati dallo stesso bando, le cose non sono andate come a Viterbo.

Esprimiamo, anche, gratitudine alla signora Daniela Bizzarri per aver ricordato il costante impegno di Erinna – sempre e in ogni situazione -.

Siamo liete che ci siano forze in campo per contrastare l'odiosa violenza sulle donne, e di conseguenza su bambini e bambine coinvolte nel clima violento, ed è per arrivare a questo momento che Erinna si è fatta da parte ed è stata in silenzio. L'obiettivo è avere un luogo, o più luoghi, di riferimento per le donne in difficoltà.

In questa nostra provincia, se invece di inseguire l'egemonia, forse più per vanità che per avere cura della complessità della violenza che culturalmente riguarda tutte le donne; se invece di tentare di coinvolgere Erinna per affermare una forza contro l'altra si fosse cercato di valorizzare ciò che è stato costruito in vent'anni di storia di questo territorio, si fosse cercato di ''fare rete'' per avere più forza nel contrastare una cultura che legittima, anche inconsapevolmente, la violenza, non ci sarebbequestosilenzio di Erinna.

Se tutto questo è accaduto - e tutto il restonon è accaduto-  vuol dire che c'è ancora molto da fare nel nostro territorio.

Ma Erinna non è scomparsa. Il suo sapere, la sua competenza, il suo rigore, le sue abilità restano in questo territorio, e le donne lo sanno.

Associazione Erinna






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