ANNO 16 n° 273
Il romanzo di Fabio Stassi in corsa per il Campiello
L'autore, d'origine siciliana,
vive da anni a Viterbo
30/07/2013 - 04:00

VITERBO - L'emozione del cinematografo, Charlie Chaplin anziano, la morte e l'importanza di una risata per cui ‘’un giorno senza sorriso è un giorno perso’’.

Fabio Stassi è riuscito a mettere insieme tutti questi elementi in un romanzo rocambolesco, che tocca temi universali, con cui è nella cinquina del Premio Campiello. Il vincitore sarà scelto il 7 settembre al Teatro La Fenice di Venezia.

‘’Volevo raccontare la storia della nascita del cinema. Charlie Chaplin è venuto da sé ma il protagonista di questo libro è una Vecchia Signora, la morte’’ - racconta Stassi, siciliano di origine, 51 anni, che vive a Viterbo, lavora a Roma come bibliotecario ed è autore di tre romanzi fra cui Fumisteria, premiato con il ‘Vittorini’ per il miglior esordio.

Lo scrittore immagina che Chaplin, arrivato a oltre ottant'anni, ma padre di un bambino ancora piccolo, la notte di Natale venga visitato, nella sua casa in Svizzera, dalla Morte a cui propone un patto: se riuscirà a farla ridere guadagnerà un anno di vita. E così¬ succede, Charlot si salva e nell'attesa del prossimo incontro fatale con la Vecchia Signora scrive una lunga lettera al figlio. L’appassionata missiva è – dice l’autore - ‘’una sorta di riflessione sulla trasmissione del desiderio di padre in figlio. Ma la memoria che Chaplin consegna al figlio è inventata’’.

‘’Il cinema - spiega ancora Stassi - è raccontato da un Arlecchino. La storia è costruita come una specie di circo e popolata di gente. C'è una galleria di personaggi a cui manca sempre qualcosa. C’è Ester la cavallerizza, c’è un tipografo senza dita, una donna cieca, Naima come il celebre brano di Miles Davis e un pugile, un personaggio - dice lo scrittore - che ho rubato a Paul Auster. E poi c’è un’anziana romena che porta sulle tombe dei bastoni perché è convinta - spiega sempre l'autore - che si debba continuare a camminare’’.

Chaplin, nel raccontare la sua lunga vita fra illusioni e delusioni, dal padre alcolizzato alla madre che impazzisce, dall'esordio ai primi successi alla vita, da orfano negli Stati Uniti fino a Charlot, il Vagabondo, vuole restituire un’integrità e lo fa per il figlio. ‘’Siamo abitati dal vuoto – commenta Stassi - dalla mancanza, ma dobbiamo mantenere vivo il desiderio, avere un atteggiamento positivo’’.

Il romanzo diventa così¬ anche il ritratto di un’epoca, dei primi del Novecento: ‘’L'insegnamento di Italo Calvino – racconta l’autore - di sforzarsi di pensare per immagini mi ha sempre guidato nella scrittura’’. Poi, parlando del lettore ideale, dice scherzando un po’: ‘’nemmeno sotto tortura consiglierei a qualcuno il mio romanzo. Penso che i libri abbiano a che fare con l'amicizia e di ogni romanzo che ho letto mi ricordo chi me lo ha consigliato. La lettura ti contagia come una malattia e ci sono modi diversi di leggere: quello dell'occhio critico, scientifico e quello di chi indossa la giacca del personaggio’’.

In fondo, per Stassi, ‘’i personaggi sono alla fine persone in carne ed ossa e ti aiutano a sostenere lo spessore della vita’’.




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