ANNO 16 n° 275
Il rischio (grosso) della variante con la coppa
Timori dopo la festa per l'Europeo
12/07/2021 - 09:36

Massimiliano Morelli

C’era da aspettarselo, balli e canti in piazza, per festeggiare un successo calcistico che per una notte ci ha fatto sentire “fratelli”, accomunati dall’euforia del gol, della coppa, del “volemose bene”. Perfino gli snob che la partita di calcio la definiscono come “ventidue in mutande che corrono dietro una palla” sono stati immortalati nei festeggiamenti di rito. Loro, esattamente come quelli sempre ombrosi, gli “Scanzi de’ noantri”. Tutti in festa, nessuno escluso. Come giusto che sia. Ma stavolta rischiamo grosso, contrariamente all’altro storico 11 luglio in cui festeggiammo la conquista del “mundial” spagnolo. Stavolta sarebbe servito – ma vaglielo a spiegare – autocontrollo, che il virus non perdona. “Ma al diavolo il virus” si son detti un po' tutti, e allora via ai balli in maschera, agli strombazzamenti, ai colpi di pistola anonimi, alla goliardia. Beninteso, senza mascherine. Senza distanziamento sociale. Senza sanificazione dei locali. Così – duole dirlo – adesso stiamo a rischio della variante, che magari chiameremo “variante campioni d’Europa”, e allora partirà il fiume di polemiche su quel che si poteva e non si poteva fare. Resteremo con le dita incrociate, come quando si va a calciare un rigore al termine di centoventi minuti di Inghilterra-Italia. E speriamo che oltre alle divinità del calcio anche qualche altra entità superiore possa stare dalla nostra parte. Prosit.






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