ANNO 16 n° 274
Il ricordo della politica viterbese
Significativo l'intervento risalente al 26 gennaio 1989 sul rapporto tra mafia e politica
19/07/2011 - 12:01

Riceviamo e pubblichiamo

Il 19 luglio è una data tragica per la storia italiana degli ultimi venti anni. Il 19 luglio 1992 veniva barbaramente ucciso in una strage di mafia il giudice Paolo Borsellino, a stretto giro dopo la morte del suo amico e collega Giovanni Falcone. La popolazione di tutta Italia si è mossa a partire da quel giorno, organizzando iniziative ogni anno per commemorare i giudici, tutti i giudici, morti nelle stragi di quegli anni infernali. La motivazione che ha sempre spinto tutti ad attivarsi in iniziative di qualsiasi tipo per ricordare le vittime di mafia è racchiusa in una frase dello stesso Borsellino: “Parlate di mafia. Parlatene sui giornali, in televisione, però parlatene”.

Come ogni anno, anche quest’anno si organizza, in Sicilia e in altre regioni d’Italia, la cosiddetta “Marcia delle Agende Rosse”, per dimostrare e urlare a gran voce il proprio schieramento contro la mafia, proprio sotto il naso degli esponenti dell’Anti-Stato.

Le manifestazioni di commemorazione, come detto, coinvolgono tutta Italia. Anzi no: tutta Italia, eccetto Viterbo. Se la notizia del Sindaco che pulisce le strade di Santa Barbara (lasciatemelo dire, con una mossa un po’troppo populista e demagogica) ha ottenuto un ampio risalto sulla stampa locale, sulla stessa stampa non si trova traccia di alcuna iniziativa in programma per oggi, 19 luglio. Ciò, nonostante sia recente la notizia delle minacce ricevute dalla famiglia di Attilio Manca, ucciso proprio a Viterbo dalla mafia.

Personalmente, ritengo questa una gravissima mancanza dell’Amministrazione Comunale, che tanto fa per curare i problemi interni della propria maggioranza, ma scivola su cose ben più importanti.

La commemorazione di Borsellino e delle stragi di mafia è un atto dovuto da qualsiasi Amministrazione, indipendentemente dal colore politico. Il circolo dei Giovani Democratici di Viterbo è stato intitolato a Peppino Impastato al solo e unico scopo di trasmettere un messaggio di legalità. Attraverso il ricordo, contribuiamo a far crescere un sentimento di legalità, di rispetto verso le istituzioni dello Stato.

Credo, tuttavia, che le istituzioni comunali debbano prendere come impegno personale quello di trasmettere questo sentimento alle giovani generazioni. Mi rivolgo in particolare all’assessore alle Politiche Giovanili Daniele Sabatini. Lei ha messo in piedi nei suoi tre anni di assessorato diverse iniziative sulla legalità e si è adoperato per trasmettere questo messaggio ai giovani. Come spiega il suo silenzio, o la sua inerzia, in tale circostanza?

La sua presenza all’iniziativa dei giovani denominata “Fiat Lux” è apprezzabile, ma lo è meno la sua mancata organizzazione, in questo caso, di alcuna iniziativa, anche simbolica, per questa ricorrenza di tale importanza storica, civica e nazionale.

Come segretaria dei giovani del Partito Democratico, ho ritenuto doveroso esprimere una critica, che mi auguro possa risultare costruttiva, affinché le nostre istituzioni cittadine si focalizzino su questioni di interesse collettivo, invece che su magagne interne e personali.

Bianca Cherubini

Segretaria Circolo GD “Peppino Impastato” di Viterbo

 

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Diciannove anni fa un’autobomba uccideva Paolo Borsellino e la scorta formata da donne e uomini della Polizia di Stato: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina, Claudio Traina.

Sono passati diciannove anni da quel tragico evento ma il ricordo del sacrificio di Paolo e dei suoi “angeli” è più vivo che mai.

''Tra i tanti interventi di Paolo Borsellino che fece durante i numerosi dibattiti ai quali partecipò - ricorda Marco Ciorba, coordinatore FLI di Viterbo -, ce ne è uno che, per noi che facciamo politica, ci sta particolarmente a cuore. E’ quello che fece il 26 gennaio 1989 all’Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa. In quell’occasione Borsellino parlò dei rapporti tra mafia e politica sottolineando un concetto: non è detto che perché un tizio sia stato assolto dagli organi giudiziari (o non ne sia stato neanche sfiorato) significa che egli non sia mafioso. Oggi quando si parla di qualche politico in odor di mafia si congeda la cosa con un laconico: '..ma non è stato mai condannato…non è stato mai inquisito, né indagato,etc.'''.

''Non basta, e lo sappiamo. Sappiamo che quelle “vicinanze” tra politici e mafiosi (che di per sé non costituiscono reato) sono in grado comunque di interferire nella gestione della cosa pubblica. Ecco perché siamo convinti che dovrebbe bastare il solo “in odor di mafia” per proibire a certi individui di occuparsi di politica e di sedere negli scranni di ogni tipo di assemblea politica pubblica''.

''Ed ecco perché noi di Futuro e Libertà di Viterbo ci uniamo a quel “E NO!” scandito da Paolo Borsellino,lo vogliamo ricordare- continua Ciorba- riportando le parole del suo intervento di quel 26 gennaio, le parole di un eroe italiano che ha sacrificato la sua vita per quello in cui credeva:

'L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati'- conclude Futuro e Libertà''.

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