ANNO 16 n° 274
Il ricordo - ''Funky
prof will never die''
>>>> di Massimiliano Capo <<<<
14/10/2013 - 17:03

di Massimiliano Capo

Stamattina come ogni lunedì che dio manda in terra mi sono svegliato un po’ rinco dai postumi del sabato notte insonne (alla mia età si recupera più lentamente) e come ogni giorno per ormai vecchissima abitudine, aggiornata solo nel supporto, mi sono dedicato a fare la rassegna stampa. E mentre ero lì, intento a leggere i giornali, ho dato uno sguardo a Facebook e mi è capitato davanti agli occhi, appena postato, un messaggio che annunciava la morte di Marco Zamperini.

Marco, per chi non lo conosce, è una figura chiave della rete italiana. Uno di quelli che internet lo ha fatto. E lo ha fatto crescere con la instancabile voglia di farne capire le potenzialità, la forza, la carica di opportunità che sa offrire.

Manager per conto di aziende italiane e internazionali, io l’ho conosciuto nella veste che credo amasse di più, quella di evangelizzatore digitale.

E in questa veste, quella di funky professor (così amava farsi chiamare), ho avuto l’onore, e posso dirlo ancor di più in questa giornata triste, di averlo ospite alla ultima edizione di Medioera.

Me lo ha fatto conoscere Mauro Rotelli, sempre attento a quello che accade in rete, e che per conto di Medioera gira l’Italia a fare networking. E in questo suo girare aveva visto Marco ad un festival e insieme, dopo aver visto delle altre sue cose in rete e chiesto un po’ in giro come fosse, abbiamo deciso di contattarlo.

E come succede con quelli grandi davvero in due minuti siamo entrati in sintonia, ci siamo accordati per la data, abbiamo avuto l’ok anche da Franco Bolelli e via, siamo partiti. Intorno alla sua presenza e a quella di Franco si è costruita l’edizione 2013 di Medioera e quello che è accaduto sul palco nella sala Regia del comune è stato molto di più di quello che avremmo mai pensato di poterci aspettare.

Una serata così emozionante che io, abitualmente logorroico, sono rimasto così senza parole da non saper in alcun modo concluderla.

Perché concludere un invito ad aprirsi, a confrontarsi, a non smettere mai di pensare, di creare, di stare bene, è una contraddizione troppo forte per chiunque.

A quell’invito si poteva solo rispondere sì e andare avanti.

E così abbiamo fatto.

E prima di salire sul palco ho avuto il piacere di cenarci insieme ad altri amici, di fronte ad una birra ed ad un hamburger, a parlare di libri e progetti, e di musica e basette. Sì, le basette, quelle onnipresenti in ogni foto, e i capelli bianchi e scomposti, e lo sguardo sgamato e rock.

E dopo essere scesi dal palco la passeggiata in centro e io e bolelli a letto quasi alle due ormai sfiniti e lui ancora, seduto ai tavolini di un locale del centro, a chiacchierare con i ragazzi che gli si erano avvicinati e che aveva conosciuto da due ore e lì a spiegare che bisogna darsi da fare, a dare la sua disponibilità per dare una mano in termini di esperienza e di idee accumulate.

E poi la mattina seguente, tutti più rilassati, a farci una passeggiata in centro insieme a Claudio D’Angeli e a Marco De Carolis (che sono l’altro pezzo di Medioera), a curiosare al mercato, a guardare Viterbo con gli occhi nel sole, e lui a scattare le foto e a dire che era, ed è, una città fantastica e a promettere di tornare presto per andarsi a fare un giro con più tempo a disposizione.

E poi ancora, sempre tramite Mauro, ci siamo salutati, loro al BlogFest a Rimini e io qui, e lui con i Google Glass e io a guardare la foto un po’ invidioso per averli provati ma soprattutto per quella carica di ottimismo che usciva anche da quell’immagine e che mi ha lasciato dentro in quelle poche ore insieme.

Ecco, mi piace ricordarlo così, con le good vibrations di due belle giornate e con la speranza che dio abbia le basette anche lui e che tanto talento lo faccia ballare anche lassù.

Let’s Funk, Prof.

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