ANNO 16 n° 272
Il pullman non arriva? «E’ colpa dei ragazzi!»
E' più facile prenderla con i più deboli
25/02/2021 - 12:15

di Massimiliano Morelli 

Viterbo - Alla fermata del pullman, una trentina di ragazzi parla, ride, si appresta ad andare a scuola. Il bus è in ritardo. Come quasi sempre accade.

Qualcuno col libro in mano ripassa la lezione, altri con le cuffie ad ascoltare musica, altri ancora immersi in pensieri futuristici. Chissà, magari vagheggiano un mondo migliore.

Due signore parlano fra loro, puntano il dito accusatorio verso quei giovani in attesa: «Guarda che caos, ma non se ne rendono conto?»; e l’altra, di rimando, che risponde «ai tempi nostri certe cose non accadevano». Tutto sembra kafkiano, i pullman non arrivano puntuali, a volte neanche arrivano, e la colpa è degli studenti. Li vedi ammassati sui pullman e la colpa è la loro, perché la ramanzina ai ragazzi si può fare, mentre scrivere per lo meno una lettera di protesta nei confronti della compagnia di viaggio risulta una perdita di tempo. «Ma tanto neanche rispondono alle lettere», questo il filo rosso conduttore di chi vede ma non fa.

Così scopriamo che le conseguenze del virus, dai Dpcm ai lockdown, da un’Italia da colorare alle mascherine, dalla sanificazione al divieto di assembramenti, diventa una guerra fra poveri; una battaglia nel corso della quale ci si fa abbindolare da una classe politica che nei salotti televisivi straparla. E dunque diventa più facile prendersela con i più deboli, con le categorie di persone – in questo caso quei ragazzi che hanno il diritto-dovere dello studio, ma che avrebbero anche il diritto di non essere trattati come bestiame sui mezzi di locomozione – che neanche immaginano di essere “colpevoli” del fatto che quel maledetto pullman che dovrebbe portarli a scuola s’è perso per strada.






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