ANNO 16 n° 272
Il presepe dei detenuti
di Mammagialla ripreso
dalle telecamere di Rai3
23/12/2013 - 02:01

VITERBO – E’ un racconto di Natale, magari non una favola, perché quando hai delle sbarre e dei muri e delle guardie che ti separano dal mondo esterno – dalla libertà – di favole è più opportuno non parlare. E però nel carcere di Mammagialla, alcuni detenuti hanno avuto la forza, lo spirito e la creatività di allestire un presepe dentro la casa circondariale sulla Teverina.

Un piccolo, grande gesto, che ha conquistato anche le telecamere della Rai: il magazine settimanale della Tgr Lazio ha dedicato un lungo servizio a questa iniziativa. E’ stato anche un modo per raccontare il Natale in carcere, anche attraverso le testimonianze di chi, a Mammagialla, ci vive per ragioni diverse (lavoro, volontariato, o pene da scontare). Ha spiegato la direttrice Teresa Mascolo: “Qui il Natale è vissuto con lo stesso spirito di fuori, in modo molto tradizionale. Quello che cambia è il rapporto con i famigliari, che per ovvie ragioni è limitato, ma che in un periodo come questo può essere comunque goduto in ambienti più colorati, e con un animo diverso. Ringrazio i volontari che operano all’interno della struttura, e gli aiuti da fuori, dei privati, delle catene di grande distribuzione che si ricordano sempre della popolazione carceraria. Mi sento un po’ la portavoce di questa comunità: dagli impieganti ai collaboratori fino anche, perché no, ai detenuti. E l’augurio che facciamo tutti insieme è un augurio di serenità, e di coraggio”.

Particolarmente toccanti, poi, le testimonianze dei detenuti stessi. Un ragazzo, probabilmente dell’est Europa: “Cerchiamo di fare il minimo per alleviare le sofferenze e per sentirci un po’ a casa, grazie alla vicinanza di Dio. Non ero credente, lo sono diventato in carcere: ora credo davvero che ci sia qualcuno, lassù”. Un altro, italiano del sud: “Passare il Natale in carcere non è facile, anche perché avvertiamo ancora di più la lontananza dai nostri cari. Ci aiuta molto trascorrere le giornate insieme a chi ci porta la parola del Signore”.

Il cappellano di Mammagialla, don Antonio Bagnulo, ha riassunto: “Il Natale è atteso con grande trepidazione dai detenuti. Questo presepe è la dimostrazione di come sia interpretato in modo tradizionale da loro. E anche gli stranieri, che qui sono il 40 per cento, partecipano a modo loro, addobbando le celle secondo le usanze dei loro Paesi”. Interessanti e definitive pure le parole della volontaria suor Floriana: “Le persone, trovandosi qui, hanno modo di immergersi nella riflessione. Di capire i loro errori, e di decidere per una vita migliore”. Anche un presepe tra le sbarre può spalancare le coscienze.

 






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