ANNO 16 n° 274
Il Pd perde pezzi,
il consigliere Insogna
non rinnova tessera
07/07/2012 - 04:00

VITERBO – E’ vecchio nell’impostazione e nel linguaggio; mancano soprattutto le proposte e le risposte. Il Partito democratico è alla deriva e perde i pezzi. Sono cinquantacinque gli iscritti usciti dal Pd e hanno le idee chiare. “Formeremo una lista civica”.

Al coro unanime di protesta contro i vertici locali e nazionali si aggiunge la voce di Sergio Insogna. Il consigliere di Palazzo dei Priori, in realtà, è da tempo che ha assunto un atteggiamento critico nei confronti dei dirigenti del Pd.

“Sono mesi – si legge in una nota – che ho preso le distanze nei confronti di chi ha perso la faccia, di chi non è più credibile, di chi non ha più contatto con la realtà, di chi ancora pensa che i cittadini siano soggetti passivi e dei numeri utili a sostenere i propri interessi personali e/o di un partito che ha tradito le aspettative di tanti iscritti e di tanti simpatizzanti”.

Insogna, inoltre, rivela di non aver rinnovato la tessera. “Con piacere prendo atto che tante altre persone la pensano come me.Ormai – prosegue il consigliere nel comunicato - dobbiamo dichiarare da che parte stiamo e chi vogliamo tutelare e difendere. Se il Pd nazionale – aggiunge - è dalla parte delle banche, dei poteri forti, della casta politica con annessi privilegi, rimborsi, sprechi e costi miliardari pagati dai cittadini… se è a favore del garantismo nei confronti dei ricchi e delle grandi ricchezze… siamo veramente giunti alla frutta…

E se il Pd nazionale (tramite le scelte politiche ed amministrative del prestanome premier Monti) è contro i lavoratori, i pensionati, contro i giovani contro le famiglie, contro le piccole e medie imprese, se è contro uno stato sociale che si sta disgregando e che nessuno tutela a livello nazionale nel parlamento, se è contro il ruolo politico che si era assunto di garante e di tutela degli interessi dei cittadini onesti, seri, laboriosi, indifesi, indigenti, disoccupati e precari, se è contro tutti i presidenti delle provincie ed i sindaci italiani (sempre appoggiando la politica del premier prestanome Monti) che quotidianamente lottano contro le angherie dello Stato e le ristrettezze economiche dei loro bilanci; se il Pd nazionale è contro tutto questo ed altro allora significa che è un partito defunto”, dice il consigliere.

“Non parliamo poi degli sprechi e dei costi delle Regioni – aggiunge Insogna - queste sì che andrebbero chiuse subito e rese inoffensive, in quanto anch’esse tartassano i cittadini e non rendono loro i dovuti servizi spettanti, e soprattutto costano tantissimo alla collettività. A quando la revisione della spesa pubblica (spending review ) riguardante la politica ed i partiti?. Si parla sempre della Costituzione Italiana, del suo valore, delle sue garanzie e delle sue tutele: ma in questo marasma politico chi rispetta la Costituzione ? Nessuno e men che meno i partiti”.

“Il nostro dramma è ancora più pesante – prosegue Insogna nella nota - perché abbiamo rappresentanti locali del Pd e del Pdl nel Parlamento, che oggi come oggi ha dichiarato guerra agli italiani, che hanno fatto sempre il loro dovere, stringendo i denti e tirando la cinghia. Ora non ce la fanno più ed è giusto che dicano basta. Se poi qualcuno immagina che per risolvere il grave problema politico nazionale e locale sia necessario mandare a casa qualche consigliere comunale, che ha pur sempre cercato di fare il suo dovere (ma in minoranza si conta poco e si decide poco, anche se questo gruppo del Pd sinora ha fatto molto) pratichiamo questa soluzione; ma poco cambierebbe, anche perché questa non è la causa di tutti i mali”.

Certo “chi rimane in un partito come il Pd e non contesta o cerca di modificare lo stato delle cose, può essere tranquillamente accusato di complicità e connivenza politica. Diffido di quanti cambiano posizioni e ragionamenti a secondo di come tira il vento: mi viene il dubbio che possa essere un opportunista. La mia appartenenza al Partito democratico l’ho messa in discussione non tesserandomi più, ed in questa fase si sta avviando al termine perché non c’è speranza”.

Anche se una soluzione concreta potrebbe esserci ed Insogna la avanza. “Ora però è necessario mandare a casa i segretari di partito, i dirigenti e funzionari di partito, i tesorieri, i deputati, i senatori, e tutti quelli che in tanti anni di attività politica nazionale hanno affamato l’Italia e gli italiani. Questi signori – spiega - non si rendono conto minimamente in quali condizioni vivono milioni di italiani: pensionati, cassaintegrati, disoccupati, esodati, precari, studenti, lavoratori dipendenti ed autonomi, piccole e medie imprese. Questi signori sono distanti anni luce dai problemi quotidiani della gente”.

“Condivido in pieno le ragioni e le scelte di chi ha inteso uscire dal Pd – conclude Insogna nella nota - chi rimane dovrebbe spiegare le ragioni per cui rimane”.

 






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