

di Giulia Guidi
TUSCANIA – Il Leone di Valvidone, il reperto di Tuscania oggi simbolo del Museo Archeologico di Firenze, diventa oggetto della ricerca del gruppo archeologico di Tuscania che dedica a questo studio un volume. La presentazione della pubblicazione (la conferenza si terrà sabato 30 giugno alle 17.30 nella sala conferenze dell’ex Chiesa di Santa Croce in Piazza F. Basile a Tuscania ndr.) è l’occasione per parlare con Alessandro Tizi, direttore del gruppo archeologico, della valorizzazione del patrimonio archeologico di Tuscania.
Come nasce la ricerca su questo particolare reperto?
''La ricerca inizia nel 2000 e termina nel 2017.Non nasce a Tuscania, ma a Firenze, negli scantinati del museo archeologico di Firenze per la volontà della dottoressa Antonella Romoaldi, che era la curatrice della sezione classica degli Uffizi e la direttrice della collezione del Museo Archeologico di Firenze. Io mi sono aggiunto successivamente e i primi due autori delle ricerche sono Stefano Bocci e Riccardo Fioretti''.
Beh, anche perché è lei era giovanissimo, nel 2000 era veramente troppo piccolo per iniziare!
''Sì, diciamo che per motivi anagrafici mi sono dovuto inserire successivamente, allora avevo solo 5 anni. Loro erano alla ricerca di una serie di reperti archeologici che da Tuscania erano stati trasferiti a Firenze alla fine dell’800 e nei primi anni del ‘900 e si erano imbattuti in queste meraviglie nascoste, perché la gran parte dei reperti tuscanesi al museo di Firenze non è esposta, è nei depositi.
Il perché viene già un po’ spiegato in questo libro, che è incentrato su un particolare reperto, ovvero il Leone di Valvidone, che è una scultura monumentale tardo classica, primo ellenistica, e in particolare sul contesto archeologico della tomba di cui quest’opera era il coronamento, ovvero la tomba dei Neaznas.
Dopo 17 anni di lavoro è stato possibile portare a termine una ricerca complessa, perché i documenti erano conservati in diversi archivi: una mole enorme di materiale che abbiamo dovuto vagliare''.
Qual è l’obiettivo della pubblicazione?
''Il primo scopo è quello di far ritrovare l’interesse su reperti archeologici di Tuscania che si trovano in altre parti del mondo e ricostruire contesti archeologici dispersi. Il secondo è quello di valorizzare una parte del patrimonio archeologico di Tuscania''.
Questo volume è il primo di una collana?
''Per la precisione è il terzo nella serie di pubblicazioni curate da questi autori e dal Gruppo Archeologico di Tuscania; però è il primo del progetto ''Oltre lo scavo'', che prevede una sistematizzazione della ricerca.
Abbiamo deciso di creare un progetto di ricerca che vada ad analizzare i reperti e i contesti uno alla volta, per raggiungere la più vasta copertura sul patrimonio archeologico tuscanese.
Il prossimo volume, che è già in fase di realizzazione, sarà una ricerca incentrata su un’altra necropoli, quella di Pian di Mola, il cui corredo sta ancora al Museo Archeologico di Firenze''.
Dove si può trovare?
''Il volume sarà acquistabile presso le due librerie Unicorno e Odradek di Tuscania, nel negozio Atipico di Via Roma, presso la sede del Gruppo Archeologico di Tuscania, sul sito della casa editrice “Youcanprint” e sui principali e-commerce.
I ricavi verranno devoluti totalmente per finanziare le attività del gruppo archeologico''.
Ci racconti di voi. Chi sono Alessandro Tizi, Stefano Bocci e Riccardo Fioretti?
''Innanzitutto, nessuno di noi è un archeologo professionista. Ovvero, nessuno di noi ha una laurea in archeologia o in beni culturali.
Io sono uno studente di archeologia all’Università di Siena in attesa di laurea in Etruscologia. Stefano Bocci è un consulente informatico presso un istituto bancario, mentre Riccardo Fioretti è un operaio; stiamo parlando di tutt’altre professionalità, che però hanno dedicato tutta la loro vita all’archeologia. Dopo quasi 40 anni passati sul campo, possiamo dire che si siano meritati una laurea ad honorem''.
Quando nasce il gruppo archeologico?
''Il Gruppo Archeologico Città di Tuscania è un’associazione molto giovane, nata nel marzo del 2017. In realtà a Tuscania i volontari in archeologia sono attivi già nei primi anni ’60. Un particolare evento ha rafforzato la presenza sul territorio dei volontari: il terremoto. I giorni successivi al 6 febbraio 1971 furono proprio i volontari del gruppo archeologico romano ad organizzare la protezione dei beni archeologici di Tuscania colpita dal terremoto e soprattutto ad organizzare la ricostruzione del rosone della Chiesa di San Pietro. Il Gruppo Archeologico Tuscanese nasce negli anni ’90 e da qui in poi è tutta una storia di grandi scoperte, perché sono state fatte decine di recuperi, come quello delle Scalette, la necropoli della Castelluzza, il lavoro in sinergia con l’allora cooperativa Curunas di Tuscania nel lavoro di ripulitura delle necropoli. Dal 2007 in poi, fino al 2017 il lavoro di scavo si è totalmente concentrato per motivi burocratici su diversi siti ad Arlena di Castro, grazie alla collaborazione con l’amministrazione comunale è stato possibile procedere al recupero di una necropoli romana in località la Chiusa e soprattutto dal 2011 ad oggi, stiamo lavorando su un sito molto bello e molto importante per l’archeologia medievale, ovvero il castello di Civitella, un castello del 1200 alle dirette dipendenze del comune di Tuscania''.
Qual è il suo parare sullo sfruttamento del patrimonio culturale di Tuscania?
''Tuscania ha 2 o 3 potenzialità: il turismo, insieme all’agricoltura, è uno dei settori per lo sviluppo. Abbiamo un centro storico eccezionalmente conservato, due delle basiliche romaniche più belle e importanti d’Italia,una storia dietro che tante grandi città italiane possono solo invidiarci. Abbiamo una delle raccolte di documenti medievali in pergamena più importanti dell’intero centro Italia, ma nessuno la conosce. Quindi ci sarebbe molto da fare''.
Un servizio che hanno in più sia Tarquinia che Vulci sono i bus navetta. A Tuscania è uno dei servizi che manca, anche solo visitare San Pietro, che è “il simbolo” del paese, è complicato e faticoso per i turisti.
''Esatto, ci sono problemi anche per quanto riguarda il parcheggio. Anche il sistema d’accoglienza lascia a desiderare. Inoltre, il turista che viene e trova l’ufficio turistico chiuso, a Tuscania non viene più. Noi siamo in realtà una popolazione molto accogliente, quindi il motivo è anche un po' strano da comprendere. Quello che noi vogliamo fare adesso è un’opera di recupero e valorizzazione della necropoli della Peschiera.
Vorremmo aprirla al pubblico. Di recente abbiamo avuto un incontro con la nuova ispettrice della sovrintendenza la dottoressa Maria Letizia Arancio, che ci ha dato la sua disponibilità e collaborazione e questa è veramente una novità in questo caso''.