

È stato il presidente cubano Raoul Castro ad accogliere Benedetto XVI sulla pista dell'Aeroporto di Santiago de Cuba al suo arrivo sull'isola. Benedetto XVI ha terminato oggi la visita in Messico ed è volato a Cuba 14 anni dopo Wojtyla.
Raoul Castro ha accolto Ratzinger ricordando che gli Usa con l'embargo stanno soffocando i cubani. «Cuba sarà indipendente o smetterà di esistere come nazione», ha ricordato il presidente, accogliendo all'Avana il Papa. Durante il suo discorso di benvenuto Castro ha ricordato i «buoni rapporti» con la Chiesa cattolica cubana. Il presidente ha poi criticato Washington «per i più di 53 anni di politica di ostilità nei confronti della 'revolucion' cubana».
«Sono convinto che Cuba, in questo momento così importante della sua storia, sta guardando già al domani, e per questo si sforza di rinnovare e ampliare i suoi orizzonti», ha detto Benedetto XVI che ha subito posto l'accento sui processi di aperture e cambiamenti in corso in questo che resta uno degli ultimi avamposti del comunismo mondiale. Un cammino su cui c'è ancora molto da fare e su cui Ratzinger, 14 anni dopo la storica visita di Giovanni Paolo II, porge la mano tesa della Chiesa, offrendo collaborazione ma chiedendo un maggiore riconoscimento a livello pubblico.
Un discorso estremamente equilibrato dal punto di vista diplomatico, quello di papa Ratzinger, in cui non sono mancati però riferimenti anche a problemi stringenti per la realtà cubana, come la povertà della popolazione, o la situazione dei detenuti politici e delle 'damas de blanco'. Dicendo di giungere a Cuba come «pellegrino della carità» per «confermare i miei fratelli nella fede e incoraggiarli nella speranza», il Papa ha detto di portare «nel mio cuore» «le giuste aspirazioni e i legittimi desideri di tutti i cubani, dovunque si trovino, le loro sofferenze e le gioie, le loro preoccupazioni e gli aneliti più nobili, in modo speciale - ha aggiunto - dei giovani e degli anziani, degli adolescenti e dei bambini, degli infermi e dei lavoratori, dei detenuti e dei loro familiari, così come dei poveri e dei bisognosi».
A proposito della crisi economica mondiale, il Pontefice l'ha ricondotta a «una profonda crisi di tipo spirituale e morale», che «ha lasciato l'uomo senza valori e indifeso di fronte all'ambizione e all'egoismo di certi poteri che non tengono conto del bene autentico delle persone e delle famiglie»: così non si può andare avanti, ha detto Ratzinger, senza «un'etica che collochi al centro la persona umana» e tenga conto «delle sue esigenze più autentiche», in primo luogo «la sua dimensione spirituale e religiosa». Per «rigenerare» le società e il mondo servono «uomini retti e di ferme convinzioni morali e alti valori di fondo che non siano manipolabili da interessi limitati».
E sul ruolo del cattolicesimo a Cuba, ha aggiunto, al processo di «rinnovamento e ampliamento» degli orizzonti «coopererà quell'immenso patrimonio di valori spirituali e morali che hanno plasmato la sua identità più genuina», e che «si trovano scolpiti nell'opera e nella vita di molti insigni padri della patria, come il beato Josè Olallo y Valdes, il servo di Dio Felix Varela o l'insigne Josè Martì». La Chiesa, ha concluso Benedetto XVI, «ha saputo contribuire con impegno alla promozione di tali valori mediante la sua generosa e instancabile missione pastorale, e rinnova i suoi propositi di continuare a lavorare senza tregua per servire meglio tutti i cubani».
Folla alla Messa. Un primo bagno di folla, con le oltre 200 mila persone alla messa nella Plaza Antonio Maceo di Santiago de Cuba - cui ha voluto partecipare anche il presidente Raul Castro -, ha salutato l'arrivo di Benedetto XVI sull'isola caraibica. E dopo la prima tappa cubana a Santiago, seconda città dell'isola, il Papa vola all'Avana, dove lo attendono gli incontri con i vertici della Repubblica: in primo luogo ancora lo stesso Raul Castro, che già lo ha accolto all'arrivo sul territorio cubano, e forse l'anziano e malato Fidel, che potrà replicare così la storica stretta di mano del '98 con Wojtyla.
Poco prima dell'arrivo di papa Benedetto XVI a Cuba, la dissidenza ha denunciato un'ondata di almeno 150 arresti «preventivi» del governo di Raul Castro impegnato in un'operazione di «pulizia ideologica», come la definisce la blogger Yoani Sanchez, per evitare che le manifestazioni degli anti-castristi turbino l'atmosfera di festa in occasione della visita del pontefice. E intanto gli oppositori continuano a sperare in un incontro fuori programma col Santo Padre. Già dall'inizio del mese l'esecutivo aveva annunciato di non essere disposto a tollerare alcuna azione di protesta in occasione della permanenza del capo di stato Vaticano sull'isola, dove oggi officerà la prima messa a Santiago, per festeggiare i 400 anni del ritrovamento dell'immagine della Vergine della Carità del Cobre, patrona del Paese.
Yoani Sanchez segnala che «l'ultima parola non è ancora detta» e che un incontro con una delegazione delle «Damas de Blanco» (organizzazione cattolica fondata da mogli e parenti di detenuti ed ex prigionieri politici, guidata da Bertha Soler) potrebbe ancora avvenire. «Io che non sono mai stata battezzata - scrive la blogger in uno dei suoi Tweet - spero che l'acqua limpida dell'inclusione cada sull'isola». E ancora: «A me che fin da piccola a scuola hanno detto che la religione è l'oppio dei popoli, spero in un miracolo». Aggiungendo poi: «io che non ho mai imparato a pregare, prego perché il papa a Cuba ascolti le voci plurali».
Intanto la Commissione cubana dei diritti umani e di riconciliazione (organizzazione considerata illegale nell'isola) ha aggiornato il numero degli arresti «preventivi», che dai 70 degli ultimi quattro giorni si sono più che raddoppiati, toccando quota 150. E secondo il presidente della Commissione, Elizardo Sanchez ad almeno altrettante persone è stato proibito di uscire di casa o di assistere alle messe officiate dal papa. In carcere, stando alle denunce dell'organizzazione, è finito anche un congruo numero di mendicanti, perchè non si veda che il governo cubano lascia i più poveri a dormire per strada.
Nel salutare papa Benedetto XVI per la sua visita di tre giorni nella regione di Guanajuato, il presidente messicano Felipe Calderon ha affermato: «Il Messico non dimenticherà mai Sua Santità. Il Messico la porterà sempre nell'anima. Si porti per sempre i sorrisi dei nostri bambini, le bande musicali dei nostri giovani, le innumerevoli dimostrazioni di affetto, rispetto e gratitudine. Speriamo che si porti per sempre questo ricordo di un Messico che la ama e sempre la riceverà con affetto e a braccia aperte», ha detto Calderon. «Si porti con sè le lacrime delle persone che ha consolato, le preoccupazioni quotidiane delle persone che soffrono la violenza, la povertà, tenga presente il Messico - ha aggiunto Calderon - preghi per lui».
Ilmessaggero.it