

Paolo Gabriele torna libero e passerà il Natale in famiglia, il “corvo” di Vatileaks è stato graziato da Benedetto XVI. Sabato mattina il Papa ha fatto visita in carcere al suo ex maggiordomo «per confermargli il proprio perdono e per comunicargli di persona di avere accolto la sua domanda di grazia, condonando la pena a lui inflitta», informa una nota della Segreteria di Stato. «Si è trattato di un gesto paterno verso una persona con cui il Papa ha condiviso per alcuni anni una quotidiana familiarità». Gabriele è già stato scarcerato ed è rientrato a casa. «Benché non possa riprendere il precedente lavoro e continuare a risiedere in Vaticano, la Santa Sede, confidando nella sincerità del ravvedimento manifestato, intende offrirgli la possibilità di riprendere con serenità la vita insieme alla sua famiglia».
LE CARTE DEL PAPA - Gabriele, rinviato a giudizio il 13 agosto per furto aggravato e condannato il 6 ottobre a 18 mesi, era tornato nella cella vaticana il 25 ottobre, quando la condanna si era fatta definitiva perché la difesa aveva rinunciato a presentare appello. Quando lo arrestarono, la sera del 23 maggio, in casa del maggiordomo saltarono fuori centinaia di migliaia di testi e documenti, 82 scatoloni di roba tra l’armadio dello studio e quello della sala da pranzo, materiale scaricato da internet e più di mille documenti dall’Appartamento del Papa. C’erano pure carte sulle quali Benedetto XVI aveva scritto di suo pugno “zu vernichten”, da distruggere, e che l'aiutante di Camera s'era portato a casa. Lettere private «riguardanti la totale privacy e la vita familiare del Santo Padre», a quanto si dice perfino foto e analisi mediche. E non è vero che ci fossero solo le carte fotocopiate nella segreteria del Papa <a partire dal caso Viganò, dagli anni 2010-2011», come aveva sempre sostenuto Gabriele. Il maggiordomo era entrato a servizio del Papa nel 2006 e aveva cominciato subito a portare via documenti: si era preso pure degli originali, come le carte vistate personalmente dal pontefice. C’erano anche testi cifrati, quelli spediti alle nunziature apostoliche, e cioè alle ambasciate, su questioni internazionali delicatissime. La condanna tutto sommato era stata mite: c’è da chiedersi cosa sarebbe successo se lo stesso fosse accaduto, ad esempio, alla Casa Bianca o in un qualsiasi Paese europeo.
SEGRETI DI STATO – Durante il processo, Gabriele aveva mantenuto la sua linea: «Se lo devo ripetere, non mi sento un ladro». Solo aveva detto di considerarsi responsabile d’aver “tradito la fiducia” del Papa: «La cosa che sento forte dentro di me è la convinzione di avere agito per amore esclusivo, direi viscerale, per la Chiesa di Cristo e per il suo capo visibile». Così, il ritorno in cella è stato scompagnato da una dura nota della Segreteria di Stato: la grazia, si spiegava, «presuppone ragionevolmente il ravvedimento del reo e la sincera richiesta di perdono al Sommo Pontefice e a quanti sono stati ingiustamente offesi». Del resto, la nota della Terza Loggia ricordava, a scanso di equivoci: «La sentenza del processo contro Paolo Gabriele mette un punto fermo su di una vicenda triste, che ha avuto conseguenze molto dolorose. È stata recata un'offesa personale al Santo Padre; si è violato il diritto alla riservatezza di molte persone che a Lui si erano rivolte in ragione del proprio ufficio; si è creato pregiudizio alla Santa Sede e a diverse sue istituzioni; si è posto ostacolo alle comunicazioni tra i Vescovi del mondo e la Santa Sede e causato scandalo alla comunità dei fedeli. Infine, per un periodo di parecchi mesi è stata turbata la serenità della comunità di lavoro quotidianamente al servizio del Successore di Pietro».
LAVORO – Dall’arresto l’ex maggiordomo ha continuato a ricevere lo stipendio. Con la condanna, divenuta definitiva (non c’è stato ricorso in appello), si era aperta la procedura di licenziamento, secondo i regolamenti interni. Ma in Vaticano si tiene soprattutto conto del fatto che Gabriele abbia moglie e tre figli. Gli troveranno «un'altra casa e un altro lavoro...» fuori dal Vaticano in una istituzione legata alla Chiesa ma che formalmente non è della Santa Sede.
(Corriere.it)