

Ariel Castro, l'uomo di Cleveland responsabile del rapimento di tre giovani che ha tenuto segregate per dieci anni nella sua abitazione, è stato condannato all'ergastolo senza possibilità di libertà condizionata, più ulteriori mille anni. «Ho trascorso 11 anni all'inferno, il tuo inferno è appena iniziato. Meriti di trascorrere la tua vita in carcere» gli ha mandato a dire Michelle Knight una delle vittime, chiamata a deporre.
«SONO MALATO»- «Non sono un assassino, non ho mai ucciso nessuno», ha detto invece Castro, benchè si sia dichiarato colpevole e abbia accettato di patteggiare per evitare la pena di morte. «Non sono un mostro, sono malato, sono come un alcolista. Non cerco scusanti ma non realizzo che quello che ho fatto è sbagliato», ha continuato, spiegando di essere ossessionato dal porno e di non aver «mai picchiato mia moglie».
«MORIRAI UNA VOLTA SOLA» - Castro sosteneva anche che le tre donne avevano vissuto felicemente con lui. Il giudice Michael Russo ha replicato: «Non sono sicuro che in america possa esserci qualcuno d'accordo con lei. Non c'è posto in questa città, non c'è posto in questo Paese, non c'è posto in questo mondo per chi pone gli altri in schiavitù. E una persona in carcere muore una volta sola».
PESTAGGI E STUPRI - «Voglio scusarmi con le vittime», aveva affermato l'uomo che la settimana scorsa si è dichiarato colpevole di 937 capi d'accusa. Le tre ragazze erano state sequestrate rispettivamente all'età di 20, 16 e 14 anni e durante gli anni del sequestro erano state sottoposte ripetutamente a pestaggi e stupro. Una di loro, Amanda Berry ha avuto durante la sua cattività una bambina, che al momento della liberazione aveva sei anni.
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