ANNO 16 n° 275
Il loro coraggio,
la nostra storia
Grotte e Usa insieme per ricordare il ''lancio su Vallebona'' nella II guerra mondiale
15/01/2016 - 17:23

di Andrea Arena

GROTTE SANTO STEFANO – Settantadue anni fa, a quest’ora: le tre e mezza. Margherite giganti che cadono dal cielo, attaccati agli steli dei soldatini. Atterrano nelle campagne, nei campi, tra gli alberi di quercia e d’olivo. Sono americani, della United States Air Force, l’arma area più potente che il mondo abbia mai visto. Il loro B17 – la Flying Fortress, la fortezza volante – stava precipitando, colpita dalla Flak, la contraerea tedesca, mentre tornava verso sud dopo aver bombardato alcuni obiettivi in Toscana. Abbandonare il velivolo, paracadutarsi, cercare di mettersi in salvo: questi gli ordini. Gli avieri e gli ufficiali eseguirono, e trovarono in Grotte Santo Stefano e nel circondario un posto ideale per nascondersi. Il giorno 15 di gennaio del 1944: gli alleati erano ancora bloccati sotto la linea Gustav, a Cassino, di lì a poco avrebbero tentato – con l’operazione Shingle, lo sbarco di Anzio – di aggirare il fronte da nord. Ma per sfondare e liberare Roma e il Lazio sarebbero serviti ancora quattro mesi pieni.

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Oggi, 72 anni dopo, Grotte Santo Stefano è tutta qui, in piazza Unità d’Italia. Anziani e giovani, autorità, il prete don Giuseppe, i ragazzi della banda che intonano un emozionante ‘’Silenzio’’. C’è anche l’addetto militare dell’ambasciata americana Timothy Trampenau e di quella sudafricana Lembede, in divisa, generali in congedo, veterani. Soprattutto, ci sono figli, nipoti e pronipoti di quelle famiglie di Grotte e di Vallebona che, prendendosi rischi incredibili – chi nascondeva un nemico veniva passato per le armi dai tedeschi -, consentirono a quegli uomini di sopravvivere fino alla liberazione di giugno. Lo sottolinea Mario Di Sorte, che questa storia l’ha scoperta, che ha recuperato quel B17 dal fondale del lago di Bolsena (ora si trova nel museo della cittadina di Santa Cristina) e che ci ha scritto anche un libro, ‘’Oltre il lago – Intreccio di vite nel dramma della Seconda guerra mondiale’’. Che più tardi sarà oggetto di un incontro in Prefettura, con gli abitanti della frazione trasportati in città da un pullman messo a disposizione gratuitamente dall'amministrazione comunale.

Ci sono anche il sindaco Michelini, la vice Ciambella, l’assessore alla Cultura Delli Iaconi, i consiglieri comunali del luogo Boco, Volpi e Micci. Il primo cittadino e Trampenau – nella sua uniforme fiera -, scoprono la targa sul muro della ex circoscrizione. Sotto l’intestazione ‘’Anni di guerra 1943-1944’’, c’è scritto: ''Quale attestato di gratitudine e riconoscimento a tutte le famiglie che in questo territorio, a rischio della propria vita, fornirono con enorme sacrificio agli aviatori e ai soldati degli Stati uniti d’America, permettendo loro di salvarsi e di non essere catturati dal nemico. In ricordo. Il Comune di Viterbo e l’ambasciata degli Stati Uniti d’America’’.

Michelini, emozionato: ''Così vogliamo celebrare, oggi, lo spirito di sacrificio, d’amicizia, il senso di comunità di una frazione piccola come Grotte, che diede aiuto disinteressato a rischio della vita. Non è un caso che una realtà prettamente agricola come questa abbia dimostrato tanto coraggio: la vita contadina, il contatto con la natura, i costumi semplici forgiano lo spirito e il cuore delle persone. Questi sono i valori fondanti delle nostre democrazie, dei quali ci arricchiamo a vicenda’’.

Suona il silenzio, padre Giuseppe benedisce, i grottani di oggi applaudono i grottani di ieri. Questi: Paolino Lamoratta, Augusto Chiovelli, Ovidio Franceschini, Attilio Damiani, Renzo Profili, Ermete Fulvi, Tommaso Baccello, Antonio Buzzi, Felice Capitoni, Gradito Franceschini, Giovanni Franceschini, Nazzareno Egidi, Ilio Petroselli, Zeliante Persi, Cesare Rossetti, Marino Benedetti, Domenico Pacifici, Giovanni Profili, Anna Lamoratta, Salvatore Belella, Giulio Biancalana, Antonio Capati, Francesco Capitoni, Felice Franceschino, Antonio Marconi, Giulio Petronilli, Alessandro Smith.






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