ANNO 16 n° 274
Il killer della camorra suicida: ''Non riesco a vivere in povertą''
05/10/2011 - 14:54

VITERBO - Sembra certo che Martino Galasso, 53 anni, fratello del super boss di Poggiomarino (Napoli), Pasquale, trovato impiccato nella sua casa a Viterbo, si sia suicidato. Sarebbero queste le conclusioni cui sono giunti, per strade diverse, sia i periti che hanno eseguito l’autopsia, che uomini della Squadra Mobile diretta da Fabio Zampaglione.

Due gli elementi che hanno impresso la svolta all’inchiesta aperta dalla procura della Repubblica dopo il ritrovamento del cadavere di Galasso, reo confesso di 31 omicidi: i medici che hanno eseguito l’esame autoptico non hanno trovato alcun segno di violenza sul corpo; il ritrovamento di un biglietto con il quale l’ex collaboratore di giustizia chiede scusa alla famiglia per il suo gesto – abitava con la moglie e quattro figli - e spiegava di non riuscire a vivere nella situazione dì indigenza in cui era piombato dopo la conclusione del contratto di collaborazione con Stato che gli aveva garantito per anni un “stipendio”.

A far propendere gli investigatori per il suicidio, inoltre, c’è la crisi depressiva di cui avrebbe sofferto negli ultimi mesi Galasso, che lo aveva costretto ad assumere psicofarmaci.

Ultimo tassello che manca per completare il puzzle sono gli esami tossicologici eseguiti durante l’autopsia, i cui risultati non saranno comunque disponibili prima di un paio di mesi. Ma quest’ultimo accertamento, alla luce delle novità emerse dalla indagini, potrebbe diventare del tutto marginale, tanto che non si esclude che il Pm Stefano D’Arma possa chiedere al Gip l’archiviazione del fascicolo già nei prossimi giorni.

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