

VITERBO - Una trentina di impianti fotovoltaici della Tuscia sono in standby. Una lentezza degli iter autorizzativi blocca lo sviluppo dei progetti. La denuncia viene dal Gis, Gruppo impianti solari, che chiede di snellire le procedure.
''La situazione di stallo in cui ci troviamo è sotto gli occhi di tutti – dice l'associazione - Nella solo provincia di Viterbo sono una trentina gli impianti riconducibili alla nostra associazione oramai in standby. Una delle ultime volte che siamo andati a depositare un progetto al Mase ci è stato detto che, se tutto fosse andato bene, ci sarebbero voluti almeno tre anni per completare tutti i passaggi burocratici. Ci è anche capitato di non trovare nessuno allo sportello ad accoglierci e darci un numero di protocollo, che ci permettesse perlomeno di seguire l'iter, tale è la mancanza di personale. A fronte di questo scenario – prosegue il Gis - lo stesso che si trovano di fronte tutti gli sviluppatori di energia rinnovabile, semplificare e razionalizzare le varie procedure non è solo giusto, ma urgente''.

Secondo l'associazione il Testo Unico sulle rinnovabili, che il Consiglio dei ministri ha approvato lo scorso 7 agosto proprio con l'obiettivo di mettere mano a questa questione e che è ora al vaglio del Parlamento, ''apporta dei cambiamenti insufficienti perché non destina più risorse agli uffici preposti alla valutazione delle pratiche e non imputa nulla in termini di responsabilità a chi disattende le regole''.
Questo disegno di legge, secondo il Gis - arriva inoltre in un periodo di massima confusione per gli operatori del settore. Per superare tutti questi ostacoli, il Gis propone da tempo una soluzione: ''destinare il 3% della superficie agricola di ogni Comune al fotovoltaico e lo 0,3% all'eolico fuori da ogni vincolo. Questa strada – dice l'associazione - permetterebbe al gestore di rete di programmare gli interventi e di non dover rincorrere le innumerevoli richieste di allaccio degli operatori per gli impianti garantendone tempi più celeri per l'entrare in esercizio. Inoltre, non appesantire il ministero della Cultura di pratiche che si svilupperebbero su aree idonee prive di ogni vincolo e garantirebbero una maggiore equità nella distribuzione dei carichi tra enti locali nonché un abbassamento dei costi energetici per tutta la popolazione''.
'''Riteniamo che, così facendo – rimarca il Gis - il singolo cittadino sarebbe anche più incline ad accettare la presenza di impianti sul territorio poiché potrebbe considerare equo lo scotto pagato a fronte di un abbassamento della bolletta. Ottenere questo risultato sarebbe tutt'altro che secondario perché l'opinione pubblica condiziona in modo significativo l'andamento di questo settore e, tramite la creazione di appositi comitati, può far finire in tribunale dispute che si potrebbe risolvere a monte tramite scelte concertate e uniformi''.