


Di Massimiliano Morelli
Passa la voglia di fermarsi al bar per prendere un caffè, magari con un amico. Le regole sono sregolate, prima si prendeva e si asportava sorseggiando il “nero bollente” (nel frattempo diventato ormai freddo e annacquato) a distanza di sicurezza dal bar; adesso si asporta comunque, e solo per bere un caffè che sa di gas di scarico e polveri sottili, perché in strada è tutt’altro che un piacere prendersi quell’attimo di svago. Non siamo Ernesto Calindri, che contro il logorio della vita moderna godeva del suo amaro nel bel mezzo del traffico milanese, in strada, fra auto che passavano a destra e a manca. Così scopriamo che nonostante il giallo, si debba convivere ancora con regole da arancione, e gli stessi titolari degli esercizi commerciali non sanno come comportarsi. E sono costretti a farti uscire dal locale, perché non tutti i gendarmi hanno l’elasticità mentale del buon padre di famiglia.
In compenso non esistono limitazioni per l’accesso alle spiagge e gli operatori balneari possono iniziare a predisporre gli impianti senza aspettare metà maggio. Per quanto riguarda gli stabilimenti invece, il presidente del Sindacato italiano balneari Antonio Capacchione ha fatto sapere che “il decreto legge sulle riaperture rinvia alle disposizioni regionali dello scorso anno” e che al momento “è consentita l’attività secondo le modalità del 2020”.
Pare il classico inizio di dibattito di certi politici che cominciano con la frase “nella misura in cui” e chiudono il discorso dicendo “votatemi”.