

VITERBO - Il Dott.re Giorgio Nicolanti, Direttore UOC Ostetricia e Ginecologia presso l'ospedale di Belcolle a Viiterbo, in questo articolo tratta una tematica di assoluta rilevanza e attenzione, il carcinoma dell'endometrio.
E’ attualmente la neoplasia del tratto genitale più frequente nei paesi occidentali, in quanto rappresenta la quarta neoplasia (dopo quella mammella, polmone e colon -retto) per ordine di frequenza nel sesso femminile. In Italia rappresenta circa il 5% del totale delle neoplasie, nel 2020 si stima siano stati diagnosticati circa 10.013 nuovi casi. È una malattia che si riscontra soprattutto nelle donne in post menopausa ed è sempre più aggressiva con l'avanzare dell'età. Rispetto all'incremento dei nuovi casi, le cause possibili sono molteplici, e in particolare:
• fattori demografici (aumento della durata della vita media, diminuzione della parità);
• modificazioni alimentari e abitudini nutrizionali diverse
• terapie sostitutive non bilanciate.
Lo sviluppo delle conoscenze e i progressi della diagnostica strumentale hanno permesso, tuttavia, di identificare frequentemente forme pretumorali o tumorali iniziali
L'età media alla diagnosi è 60 anni. Il maggior numero delle pazienti è compreso tra i50 e i 70 anni; il 25% dei casi si verifica in premenopausa; solo il5% delle pazienti presenta la malattia prima dei 40 anni.
Per la maggior parte dei tumori dell'endometrio esiste una patogenesi legata all’esposizione non bilanciata agli estrogeni, caratteristica tipica della sindrome metabolica. Ogni donna esposta cronicamente a iperestrogenismo, endogeno o esogeno, in assenza di un adeguato bilanciamento progestinico, ovvero anti proliferativ è a rischio.
I fattori di rischio più documentati possono essere divisi in:
• endogeni (menarca precoce e menopausa tardiva, nulliparità, anovularità, policistosi ovarica); fattori costituzionali (obesità, diabete, ipertensione); fattori genetici e familiari (carcinoma endometriale da solo o associato ad altre neoplasie: mammella, ovaio, colon).
ovarici estrogeno-secernenti;
• esogeni: dietetici (diete a elevato contenuto di grassi), terapie ormonali sostitutive (non bilanciate con un progestinico), tamoxifene per la terapia ormonale del carcinoma della mammella (azione agonista/antagonista a livello dei recettori estrogenici dell'endometrio).
Esistono poi forme di carcinoma dell’endometrio che insorgono in assenza di stimolazione estrogenica, ma che anzi possono originare sullo sfondo di un endometrio atrofico. Esse sono in genere molto aggressive. La lesione precancerosa è l’iperplasia endometriale complessa con atipie, ossia un ingiustificato aumento delle cellule endometriali, responsivo ad una stimolazione ormonale aberrante (rischio di progressione 30% contro il 3% in assenza di atipie; rischio di progressione dell'iperplasia semplice con atipie 8% contro l'1% della stessa senza atipie).
Sintomatologia
Il carcinoma dell'endometrio e raramente asintomatico ,di solito è accompagnato fino a tre mesi prima da perdite ematiche atipiche che rappresentano il campanello di allarme in post menopausa o in climaterio, presenti fino al 90% delle donne con carcinoma dell'endometrio. Infatti in post menopausa il 60% delle perdite ematiche corrisponde a un carcinoma punto la precocità della sintomatologia fa sì che oltre il 70% dei casi si è riconosciuto quando il tumore è ancora contenuto all'interno del viscere uterino.
Diagnosi
Attualmente non esistono metodi di screening efficaci per il carcinoma dell'endometrio. L'esame di primo livello per la diagnosi di carcinoma dell'endometrio e l'ecografia transvaginale, particolarmente utile in postmenopausa per individuare le donne che, in assenza di terapia ormonale sostitutiva, presentano una rima endometriale di spessore superiore a 4 mm; queste dovranno essere sottoposte a ulteriori accertamenti. Unaltro esame fondamentale per la diagnosi è l'isteroscopia, ovvero un esame diretto, endoscopico, con cui si studia, osservandolo, l’intenro della cavità uterina. Inizialmente L’ISTEROSCOPIA sarà diagnostica, con lo scopo di effettuare biopsie endometriali con microstrumento. E, in seguito se necessario, operativa, ovvero con il prelievo resettoscopico di frustoli di endometrio
Le isteroscopie servono per ottenere una diagnosi di certezza istologica, di fronte a una paziente sintomatica è opportuno eseguire un esame istologico. La revisione della cavità uterina con biopsie alla cieca, non sia è più la metodica di prima scelta (sostituita, infatti, dall'ISC. L'ISC, con la visione diretta della cavità uterina, permette di individuare la sede e l'estensione delle lesioni endometriali e di eseguire biopsie mirate od orientate, con conseguente esame istologico; l'accuratezza diagnostica è pari al 95%.
Altri esami necessari per la stadiazione sono la tac total body, che nei controlli può essere sostituita dalla pet tac, e la risonanza magnetica dello scavo pelvico con e senza mezzo di contrasto. Questo ultimo esame in particolare è fondamentale per capire il grado di infiltrazione miometriale e quindi lo stadio della patologia.
L'intervento di prima scelta, attuabile nei primi stadi, è l’isterectomia totale di classe A con annessiectomia bilaterale, washing peritoneale, biopsia linfonodo sentinella bilaterale ovvero linfadenectomia pelvica e lombare aortica sistematica. Tali interventi possono essere effettuati in chirurgia open, ma anche con tecniche meno invasive come la laparoscopia e la chirurgia robot assistita.
Presso il nostro centro è disponibile un PDTA , ovvero un percorso assistenziale, che, nei casi sospetti provveda a far completare alla donna tutti gli esami necessari della preospedalizzazione comprensivi non solo di RX ma anche di la risonanza magnetica scavo pelvico e eventualmente tac.