

VITERBO – (aml) Denominazione comunale d'origine ossia Deco. Un'attestazione per tracciare e valorizzare le tipicità agroalimentari, artigianali e urbanistiche del territorio viterbese. E' l'iniziativa lanciata da Fratelli d'Italia ''che nasce da uno studio del territorio, della città che va oltre il centro storico e che si tramuterà in un ordine del giorno, sviluppato con le associazioni, da proporre all'amministrazione comunale'' dichiara Luigi Buzzi, capogruppo FdI a Palazzo dei Priori.
''Un cambio di passo, senza abbandonare la fase della protesta, – sottolinea Mauro Rotelli, dirigente nazionale – per proseguire sulla scia di iniziative e idee già avviata con le proposte relative all'utilizzo smart della Ztl, alla gratuità del parcheggio del Sacrario in alcuni periodi, alla ruota panoramica a Prato giardino. Da qualche settimana la discussione si è incentrata sul centro storico e abbiamo focalizzato l'attenzione su che tipo di territorio il sindaco si trova ad amministrare''.
Un territorio, quello comunale, per due terzi agricolo e il restante edificato. Da qui l'idea della Deco. ''A cui hanno aderito già oltre 400 Comuni, ultimo in ordine cronologico Fiumicino a giugno. - prosegue – Una sorta di marchio di tracciabilità finalizzato alla creazione di una importante attività di marketing sulle unicità viterbesi da legare alla rivitalizzazione del centro storico. Ci immaginiamo spazi comunali abbandonati che possono diventare ambienti in cui si potrebbe creare una piccola Eatitaly. Individuando così anche un luogo fisico in cui commercializzare e consumare prodotti Deco viterbesi''.
Spetta a Luigi Todaro spiegare i particolari tecnici della Deco. ''Nasce da un'idea del giornalista ed enogastronomo Luigi Veronelli. Al percorso Deco possono aderire tutti i Comuni, un marketing territoriale in cui si attesta che un determinato prodotto è tracciato e ha determinate qualità. La denominazione comunale serve soprattutto per censire alcuni prodotti agroalimentari del territorio, un'opportunità per evitare l'estinzione di queste tipicità. Per aderire l'amministrazione comunale deve adottare una delibera per stabilire il percorso che serve per l'attestazione, creare un albo e chiarire con l'imprenditore la gestione del marchio. Marchio che è di proprietà del Comune ma è gestito dal singolo produttore''.
E mentre a Viterbo si parla di Deco, al Senato si vota il Ceta. Dal territorio al trattato Canada-Ue. A stigmatizzare la questione il coordinatore provinciale Giuseppe Peruzzi Talucci: ''L'Unione europea
propone un accordo per il libero scambio di merci tra Europa e Canada che va a colpire soprattutto il nostro settore agroalimentare. Con un doppio rischio: il crollo dei prezzi di cereali, carne e latticini e l'immissione di prodotti che non hanno le stesse caratteristiche di tutela per il consumatore. Tanto per fare un esempio il Canada ammette ancora il trattamento ormonale sui bovini che invece è vietato in Europa. Chiediamo ai parlamentari, in primis a quelli viterbesi, di votare contro il trattato Ceta. Basterà che anche solo uno dei 27 paesi dell'Unione non lo approvi per far saltare l'accordo''.
Tornando al Deco Mauro Rotelli individua anche alcuni spazi cittadini quali il complesso di Sallupara che ''potrebbe diventare un distretto del gusto'' o la Pensilina al Sacrario che sarebbe recuperata così alla destinazione originaria. E chiosa che quella della denominazione comunale ''è una proposta che va oltre il colore politico. Qualora non fosse accolta dall'attuale amministrazione – dichiara con un sorriso - aspetteremo il prossimo anno''.
Presenti alla conferenza stampa anche il consigliere comunale Gianluca Grancini e il direttore di Confartigianato Andrea De Simone.