ANNO 16 n° 267
Il Biodistretto rilancia la mobilitazione contro il deposito di scorie nucleari nella Tuscia
All’assemblea di Vignanello ribadita l’incompatibilità del territorio con il sito nazionale e l’impegno a estendere la protesta fino a Roma
15/11/2025 - 13:14

VIGNANELLO - «Non è che l’inizio, continueremo la lotta». Con queste parole il presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, Famiano Crucianelli, ha chiuso l’assemblea pubblica di Vignanello dedicata alla mobilitazione contro il deposito nazionale di scorie nucleari previsto nella Tuscia. Un incontro partecipato, nel quale sono tornati con forza tutti gli argomenti che da quattro anni sostengono la contrarietà del territorio: un percorso fatto di assemblee, manifestazioni, ricorsi al Tar e ordini del giorno istituzionali, con una partecipazione cittadina sempre più ampia.

Durante la discussione è stata ribadita l’incompatibilità tra la vocazione agricola della provincia di Viterbo e la presenza di scorie radioattive. Un territorio che ospita il maggior numero di Biodistretti in Italia e nel quale tutti i siti ipotizzati ricadono in aree agricole di pregio. Crucianelli ha inoltre richiamato un aspetto giuridico spesso trascurato: «La discarica è anche formalmente illegale. L’articolo 13 della legge sul biologico del 2022 vieta impianti che possano inquinare o arrecare danno d’immagine ai Biodistretti. E la Tuscia ne è ricchissima».

Il contesto internazionale è stato un altro punto centrale: le guerre in corso e l’instabilità geopolitica renderebbero – secondo il Biodistretto – ancora più pericolosa e imprudente la scelta di concentrare in un unico deposito materiali radioattivi.

Dall’assemblea è emersa la volontà di allargare la mobilitazione oltre i confini provinciali. I recenti ordini del giorno approvati dal Comune di Roma e dalla Città Metropolitana, contrari all’ipotesi del deposito nella Tuscia, rappresentano un primo importante passo di solidarietà e consapevolezza. Ma il percorso, secondo i promotori, deve proseguire nella Capitale: portare la protesta a Roma significa anche richiamare l’attenzione sul rischio che un eventuale inquinamento radioattivo delle falde possa, attraverso il Tevere, raggiungere il cuore stesso della città.

Il Biodistretto annuncia dunque una fase nuova della mobilitazione: più ampia, più determinata e pronta ad attraversare l’intero territorio regionale.




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