

di Domenico Savino
VITERBO – Solitamente a fine anno si cerca di fare un consuntivo di quella che è stata la stagione finora trascorsa. Si formulano tabelle di marcia, si improvvisano proiezioni sul cammino da effettuare in termini di punti, si pensa a ciò che poteva essere e non è stato. E la Viterbese non sfugge a questo tipo di ragionamenti. 22 è il totale del fieno messo in cascina dalla truppa gialloblù.
Poco se si raffronta il punteggio con le reali ambizioni della società, partita con il vento in poppa, desiderosa di fare un sol boccone degli avversari, vogliosa di lasciare le sabbie mobili dei dilettanti. La realtà è stata purtroppo diversa da quella immaginata: il cammino piuttosto sconnesso, ricco di imprevisti e, in alcuni frangenti, davvero avaro di soddisfazioni.
La Viterbese è andata controcorrente nelle settimane in cui la nave si era incagliata e nè il comandante, nè i suoi marinai erano in grado di disarcionare il bastione. Il porto sicuro era un miraggio, gli scogli impedivano di scorgere la rotta giusta.
Poi l’armatore ha preso una decisone poco illustrata dai manuali di navigazione: quella di lasciare il comandante al suo posto, rinsaldare le fila e sostituire i marinai che non ci credevano più. La forza di volontà di quelli rimasti e gli innesti giusti hanno consentito di far passare la burrasca e proseguire la navigazione.
Non è dato sapere dove questa nave sarà in grado di approdare e se davvero il porto sicuro, che si era prefissa di raggiungere allorquando è salpata, sarà l’ultima tappa di un viaggio glorioso. Di certo non mancano le promesse e i buoni propositi (ma è lo stesso discorso che si era fatto all’inizio), tuttavia l’aria che si respira all’interno delle stive non è più dimessa come qualche mese fa.
C’è voglia di rivalsa con l’umiltà, il lavoro e l’approccio giusto a qualsiasi perturbazione. Bisogna sempre porsi l’obiettivo massimo e cercare di raggiungerlo con tutte le forze dando una mano al compagno nel momento del bisogno, essendo consapevoli di poter cadere e di avere la capacità di rialzarsi per dimostrare di essere più forti degli altri.
Ma andando oltre la metafora della navigazione, chissà che la Viterbese non abbia messo in scena l’azione più bella dell’anno proprio a ridosso del Natale: prima del rompete le righe per le vacanze, un gruppo di quegli stessi marinai ha fatto visita al reparto pediatrico dell’ospedale viterbese di Belcolle.
Un grande gesto di solidarietà e di amore della squadra verso coloro che stanno vivendo un momento difficile, la partita più dura e complicata dell’intera stagione. La volontà di donare un sorriso a chi ne ha davvero bisogno: perché come si ostinano a ripetere dalle stanze societarie, la vita non è come il campionato di calcio e non offre una seconda possibilità.
Tali gesti rinsaldano il rapporto tra i giocatori e il tessuto sociale che li circonda: la Viterbese non gioca slegata dal contesto della città di Viterbo, anzi ne è parte integrante e questi atteggiamenti sono la riprova del nuovo modus operandi societraio. Che non si limita al solo aspetto tecnico e agonistico ma cerca di andare oltre perché lo sport e in particolare il calcio sono dei fenomenali mezzi per incidere nel sociale. E probabilmente la Viterbese ci è riuscita. Poi verrà il tempo del calcio giocato e delle discussioni intorno ad esso. Buon anno Viterbese.