

di Massimiliano Morelli
Ma allora è vero che viviamo in un Paese di bugiardi, di approfittatori, di paraventi. Altro che “Italia, popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e trasmigratori”, come recita l’insegna del Palazzo della Civiltà Italiana, a Roma, zona Eur. Qui siamo davvero nel Paese dei furbetti del quartierino, frase figlia di un imprenditore romano, Stefano Ricucci. Qua siamo nel Paese dove diventiamo in un amen le sentinelle delle mascherine, pronti a puntare il dito verso chi la indossa in modo sbagliato, ma poi siamo i primo a dire “che palle ‘ste mascherine”. Qua siamo nel Paese degli escamotage, come quello “universitario” legato al calciatore Suarez, che finalmente avrebbe ammesso un’evidenza nota ormai a tutti, quella di “aver ricevuto dalla professoressa Spina” il file con il testo dell’esame per la conoscenza dell’italiano sostenuto all’Università per stranieri di Perugia. Ci voleva tanto? Magari ammettendo subito, senza far perdere tanto tempo a un sistema-giustizia diventato pachidermico anche con la complicità della pandemia, si sarebbero potuti dedicare gli “sforzi” di questo caso su altre cause, su altri processi, su altre vicende. Comunque non è compito nostro giudicare, l’idea è quella di riflettere insieme sulle incredibili vicende da disgusto di una nazione. Che pensa in grande per dare il passaporto di italianità a uno straniero bravo coi piedi ma poi burocratizza la richiesta dell’ambasciatore Luca Attanasio per la richiesta di un’auto blindata. L’Italia piange tre connazionali. E tanto basta pere sentirsi più poveri d’umanità.