ANNO 16 n° 271
I veri colori della vita: Alessandra Cotoloni racconta Zia Caterina
Rassegna stampa Autunno piovono libri, a cura di Elsa Berardi
27/11/2023 - 07:29

di Elsa Berardi 

CIVITA CASTELLANA - Compiere un viaggio è cadere e rialzarsi, affrontare le intemperie e continuare a vivere, per essere i maestri del proprio tragitto e gli avventori mai discreti di quello degli altri. Un altro bisognoso, però, non conserva solo abbattimento nell’epicentro della sua timida bellezza, ma una stoffa dai colori prelibati che merita di essere risvegliata da un cuore affine. Un cuore forse dirompente, dissimile in apparenza, ma vivace nel controllo della situazione, in grado di impedire che il funzionamento asettico delle cose lo animi. E animarsi significa esserci, provarci, rischiare: zia Caterina ha mollato il suo mondo d’origine per affidare il buon cuore al mondo d’approdo, un porto tempestato dalle avversità, ma sempre amico del richiamo dei colori.

Alessandra Cotoloni segue zia Caterina nella sua costante emanazione di gioia, non il prodotto di legami felici, ma la loro dettagliata e microscopica composizione: non esistono in realtà prodotti finiti in una relazione, i sentimenti sono esportabili fuori da ogni contesto virtuale. Con il libro “Taxi Milano25. In viaggio con zia Caterina, una rivoluzionaria dei nostri tempi”, la scrittura della Cotoloni accarezza la quotidianità delle famiglie a cui Caterina Bellandi dona uno spiraglio di allegria, trasportandone i bambini all’interno del suo mezzo speciale. Lo stesso taxi delle meraviglie conduce i piccoli pazienti del Meyer direttamente nell’ospedale di Firenze, portandoli ad affrontare un percorso arduo in maniera leggera.

Venerdì 24 novembre alle ore 17 si è svolto nella sala Mice l’ultimo incontro della rassegna “Autunno piovono libri”, che ha visto svolgersi la presentazione dell’opera di Alessandra Cotoloni dedicata a Zia Caterina. È una biografia non convenzionale e autorizzata, anzi, pensata con il cuore: la sua introduzione da parte di Giovanna Fortuna, assessore alla cultura, ha coinvolto e appassionato i presenti, ponendoli alla riflessione. Il momento costruttivo ha avuto in Edy Pulcini un’efficace mediatrice e indirettamente, nella prefazione di Simone Cristicchi, una guida all’entusiasmo per le cose colme di amore. Il sindaco Giampieri, ascoltando gli interventi, ha reso possibile questa attivazione della bellezza.

Due parole segnano “Taxi Milano25” e gli occhi delicati di zia Caterina, due rocce negli occhiali fucsia che li abbracciano: “nonostante” come somma e opposizione di “non” e “ostante” e “oltre”, quel frammento di poesia che spinge, come ha detto la zia, a riflettere il privilegio di essere umani nel fare rete e nella voglia di dare. Caterina crede nell’unico Dio possibile per gli occhi di chi subisce un temporale: non quello dell’asciutto immediato, ma nel riparo condiviso e cristiano. Dopo la scomparsa di Stefano, l’amatissimo uomo, riceve, con l’infinita collezione di attimi in cui cercarlo, lo stesso Milano25 che lui guidava abitualmente. È così che inizia la rivoluzione senza appuntamenti con il voltarsi indietro della zia, che è un po’ la zia di tutti: il veicolo diventa un mezzo di trasporto che vive con l’anima di Stefano, perché lui è ancora con Caterina a offrire il trasporto, che per i due è più del semplice passaggio. È solo amore che non fa menzione di ciò che potrebbe fletterlo, ma l’amore non si piega, né tantomeno si spezza.

“Non posso rimanere a sedere!” afferma Caterina, bella di una luce che è verità e riflesso. Nessun cuore combacia con l’altro senza la mediazione dell’anima, e l’anima della zia è contaminata dalla luce dei suoi Supereroi: non sono illustri pensatori, luminari o persone un po’ magiche che vengono in soccorso. Loro sono i bambini bellissimi che Caterina accompagna, trasportandone i sogni e accogliendo la vera forza della vita, la base per dare tutto che trae da loro: la resilienza con tanta energia, il desiderio pulsante di una vita di gioie. I Supereroi di zia Caterina sono le mani degli incontri di oggi e delle strade di vita costruite domani.

Al ritmo di campanellini, macchinine di carta realizzate per un bimbo e colori indispensabili che non sono accessori, abbiamo chiesto a Caterina e all’autrice del libro che incornicia il suo amore quali sentimenti le avessero messe in moto.

R: Caterina, ogni esperienza di contatto con l’altro crea sempre una catena speciale, in cui ogni giorno è il fondamento del successivo. Anche lei vive così il suo impegno con i bambini? Quanto sta trasformando la persona che è oggi, anche al di fuori di ciò che fa?

La Caterina donna non c’è più. Ho deciso di intraprendere un percorso differente, la Caterina privata non esiste, né la posso cibare in un modo diverso, perché non sarebbe la mia rivoluzione, farei altro! È però vero che l’incontro con ogni essere umano ti cambia. Per arrivare a sentire una persona quando vuoi, c’è un passaggio, che per me è il rendere tanto visibile quello che faccio, così che venga in mente che io guido un taxi e lo faccio per dare un aiuto alle famiglie in difficoltà. Di quale sia la motivazione dietro questa catena, a me non interessa, l’importante è che mi muovo: ciò che Caterina cerca è quello di muoversi verso l’altro. Come diceva Santa Caterina da Siena: “Se sarete ciò che dovete essere, metterete il fuoco nel mondo”: vuol dire accendere l’altro di quella passione verso sé stesso, verso il suo io, verso la sua identità, con i suoi mezzi e con la sua lingua.

R: Le pongo una domanda che vorrebbe avere i bambini, stavolta, come protagonisti. Condivide la voglia di farcela con i suoi Supereroi, di essere sempre un passo avanti anche per loro. In che modo la forza che ha può dare slancio ai loro pensieri?

Secondo me non è la forza, è proprio la verità, il mettere in moto la persona verso di noi e muoverla ad attivarsi nel momento in cui vede la nostra fragilità: ciascuno può essere per l’altro qualcosa di bello. Questo funziona sempre, la sinergia funziona sempre! In una famiglia in difficoltà, l’elemento esterno della zia, fuori da dinamiche più quotidiane, funziona sempre. Le dinamiche che racconto sono miracolose e non date da me, ma dal fatto che quando si diventa parte della famiglia, succede anche perché si creino legami nuovi. Quando un bambino mi riconosce come parte della sua famiglia, questo per me ha un senso grande: non siamo noi a cambiare l’umore dei bambini, sono loro che lo cambiano a noi tutti: se noi in gruppo riusciremo a ottenere qualcosa, è perché abbiamo messo insieme le nostre forze. Ecco, io non parto mai da me: siamo io, l’altro e Lui. La mia fede mi dice che c’è perdono anche per gli errori, perché Dio, dato che ci ama, ci perdona!

 

R: Alessandra Cotoloni, lei è stata selezionata come vincitrice e partecipante presso prestigiosi premi letterari (dal Premio nazionale eno-letterario “Vermentino”, Menzione speciale con il romanzo “Saltarello” nel 2019 alla selezione della raccolta di poesia “Trame Itineranti” per il Premio Strega Poesia del 2023, ndr). La letteratura di ogni epoca è spesso assetata di tematiche assolute: marginalizza di sovente il racconto di verità e dipinge un concetto di resilienza senza sbocchi positivi, non improntato al reale benessere. A tal proposito, lo scrittore del vero e la scrittura dello star meglio, del coraggio e del sorriso possono avere un prestigio innovatore nel presente clima culturale?

Io credo che quando si si scrive -parlo per me- la necessità di farlo arriva perché c’è una storia che trascina. La stessa storia della zia Caterina non era rivista: nel momento in cui l’ho conosciuta ho capito che era una storia sulla quale volevo e voglio scrivere, perché indubbiamente scrivere è il riflesso del nostro vivere e scrivere porta a indagare, ampliando la nostra mente e la nostra curiosità. Io mi reputo molto curiosa. Ho necessità di capire, di vedere e di conoscere. Questa è la cosa essenziale, a mio avviso, io mi avvicino alle storie con tante emozioni e credo che indagare sia farlo prima di tutto su sé stessi, sull’essere umano. Le persone molto spesso sono disorientate: nel nostro mondo c’è caos, un caos che ci allontana dalla percezione di noi stessi. Storie come quella di zia Caterina servono a raccontare e a conoscersi poi dentro: se mi fossi fermata al mantello che indossa, ad esempio, e non fossi andata oltre -e questo oltre è importante- non avrei conosciuto tante cose, non solo del suo mondo e della sua rete, ma anche di me stessa. Stare a contatto con lei e con le storie che vivo e vivono altre persone, rientrando in questa rete, pongono a indagare soprattutto su sé stessi, quindi penso che sia poi l’essenza stessa della scrittura, se così si può dire.

 

R: La mia ultima domanda è questa. Il suo libro, anche a partire dal suo concetto, è molto legato all’aspetto mediterraneo e italiano della cura del paziente, motivo umano e culturale di cui andare fieri. Anche il libro, quindi, è una forma di accoglienza delle storie che ospita?

Per me senz’altro. Mi viene in mente che la zia ha come la ricetta per curare l’anima: non lo fa attraverso farmaci, ma attraverso il rapporto e il contatto umano, il contatto con l’altro.

#nofilter: un rimando, questo, che è spesso trasposto negli spazi virtuali e associato alla sola cura dell’aspetto esteriore. Vivere da veri e da fedeli, come ha però ricordato Caterina e praticare la filosofia del sano distacco dagli espedienti tecnologici, la simbiosi con la vita che aiuta la Cotoloni a scrivere, possono diventare abitudini di gioia, in grado di coinvolgere e catturare l’altro. L’altro che è magnetico, fiero, inafferrabile all’inizio; l’altro che spesso è un bambino e basta un gioco per volergli bene. E farsi voler bene, in fondo a mille ostacoli, è la pietra fondante dell’assenza di congetture, di distanze, di indici puntati, di mani che non si incontrano.

 

 






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