ANNO 16 n° 272
I sepolcreti di Falerii tra VIII e VII secolo a.c.
Secondo appuntamento del ciclo di conferenze online, dal titolo “ alle 6 di sera a Falerii “ , a cura di Giovanni Ligabue, dottore di ricerca in Etruscologia.

CIVITA CASTELLANA - Si è svolto venerdì 26 Marzo, alle ore 18, il secondo appuntamento del ciclo di conferenze online, promosso dal comune di Civita Castellana, dal titolo “ Alle 6 di sera a Falerii “.

Relatore di questo incontro è stato il dottor Giovanni Ligabue.

“ Cosa c’era a Falerii prima della città? Le tradizioni narrano la fondazione da parte di un eroe, Aleso, giunto via mare ed approdato a Cerveteri.

In realtà si tratta dell’esito di un lungo processo che vede l’espansione e l’articolazione interna dei gruppi (con la nascita del lavoro specializzato) , la trasformazione delle forme di occupazione e sfruttamento del territorio.

 

Fonti privilegiate, nello studio, sono le necropoli, indagate e documentate alla fine dell’800.

Un valido supporto è poi fornito: dagli interventi di archeologia preventiva, dalle indagini di superficie e dal telerilevamento multispettrale da drone.

 

Il distretto cruciale per le primissime fasi è quello Nord Orientale : Celle, Vignale e Pianoro Maggiore.

Nell’età del Bronzo Finale, X sec. a. c., abbiamo la presenza di almeno un abitato su un pianoro naturalmente munito, cui si riferisce un piccolo sepolcreto di fondovalle, un piccolo nucleo di incinerazioni alle pendici del pianoro di Celle, una serie di frammenti raccolti sul pianoro di Vignale ed un piccolo insediamento non indagato.

 

All’inizio della prima età del Ferro, IX sec. a. c., abbiamo una drastica contrazione delle testimonianze, forse dovuta allo spopolamento?

Alla fine della prima età del Ferro, VIII sec. a.c., abbiamo l’avvio di una nuova fase, si inizia l’utilizzo del sepolcreto di Montarano. E’ possibile riconoscere, con certezza, una continuità del record archeologico fino alla distruzione da parte di Roma nel 241 a.c.

 

Nel secondo quarto dell’VIII sec. a.c., troviamo un piccolo gruppo probabilmente ancora poco articolato: non ci sono opposizioni di ricchezza o di ruolo, semmai di genere.

Nel terzo quarto dell’VIII sec. a.c., c’è una rottura del quadro di omogeneità della fase precedente, con l’avvio di un processo di strutturazione interna. Troviamo pozzetto semplice con custodia, fossa semplice e fossa con ricetta.

Nel periodo dell’Orientalizzante Antico, 720-680 a.c., assistiamo ad un decisivo salto di qualità nel processo di articolazione della comunità. E’ il momento di maggiore utilizzo del sepolcreto, il più usato è quello di Montarano. Persistono le strutture tombali a fossa, ma la fossa diventa molto più profonda, fino a 4 metri. L’elemento di novità è la maggior articolazione dei corredi, composti da circa 20 elementi. Iniziano ad essere strutturati secondo schemi ben precisi, che perdurano per decenni. Quando non ci sono è perchè si vuole sottolineare la diversità del defunto. Era possibile vedere il rango dalla ricchezza del corredo.

 

E’ nell’Orientalizzante Medio Iniziale, 680-650 a.c., che, con l’abbandono di Montarano, nasce il sepolcreto della Penna. Il suo impianto sul pianoro di Civita Castellana presuppone l’avvenuta delimitazione dell’area abitativa da quella funeraria, probabilmente marcata dalla realizzazione di un fossato.

La tomba della Penna è ricostruita all’interno del Forte Sangallo, dove sono visibili nuovi corredi e nuovi trattamenti dei defunti.

 

La necropoli era orientata verso l’area in cui sarebbe sorta la città.”

 

Prossimo appuntamento il 23 aprile 2021, con “ Arredi e poesia conviviale: il sepolcro specchio di vita “, a cura di Manuela Bonadies.






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