ANNO 16 n° 274
I paradossi nelle valutazioni delle Sogin
Il deposito di scorie nucleari minaccia gravemente non solo la salubritą del luogo, ma anche il patrimonio storico culturale del luogo

VITERBO – Sono anni che grazie alla nascita del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre ben 13 comuni ( Civita Castellana, Nepi, Orte, Fabbrica di Roma, Canepina, Vignanello, Vallerano, Vasanello, Corchiano, Gallese, Castello, Faleria, Calcata) possono vantarsi di avere un’agricoltura e di conseguenza anche un’economia sostenibile. Un eventuale deposito nazionale di scorie nucleari distruggerebbe non solo il passato storico e culturale di questi luoghi, ma anche il loro futuro sociale ed ecologico. La conferenza è stata aperta da Sandra Gasbarri, segretario del Biodistretto che ha colto l’occasione per ringraziare i vari esperti che gratuitamente, simbolo eclatante del loro amore per questi territori, hanno fornito le valutazioni scientifiche per analizzare il lavoro quasi approssimativo della Sogin.

“Difendiamo le caratteristiche del nostro territorio - enuncia Leonardo Varvaro, docente dell’Università degli studi della Tuscia - sono molte le caratteristiche per le quali i siti 5 siti del Viterbese non possono essere considerati validi ad ospitare il sito nazionale dei rifiuti radioattivi”

“Non siamo contrari all’esistenza di un sito per il deposito delle scorie radioattivi – afferma Famiano Cruccianelli, Presidente del Biodistretto - anzi è scandaloso che da anni queste scorie girano liberamente per il paese. Siamo contenti della decisione per la quale finalmente verranno in sicurezza, ma quello che contestiamo è il lavoro della Sogin nella scelta del nostro territorio dove vengono identificate 5 zone nel Viterbese. Nelle valutazioni Sogin non sono stati approfonditi parametri fondamentali e, paradossalmente, possibili criteri di esclusione.

Molti sono gli esperti – continua Cruccianelli – che coinvolgono sia l’Università della Tuscia che alcune di Roma e nei loro rapporti viene criticata la metodologia della Sogin in quanto non c’è stata una corretta valutazione delle caratteristiche geologiche del territorio. Il deposito coinvolgerebbe principalmente le realtà di Corchiano e Gallese dove vi è la presenza di due fonti di acqua ad uso umano. Le acque sotterranee, inoltre, si collegano al Tevere, quindi in caso di eventuali contaminazioni non solo sarà il nostro territorio a soffrirne, ma anche la capitale italiana con ingenti danni ambientali ed umani.

In aggiunta – spiega il Presidente del biodistretto – il territorio è vulcanico quindi già è presente, seppur lieve, un rischio di radioattività a causa della presenza dell’arsenico e del radon. L’Ordine dei Medici suggerisce che aggiungere una realtà che conterrebbe circa 100 mila tonnellate di rifiuti nucleari potrebbe aumentare il livello radioattività della zona con possibili conseguenze importanti per la popolazione. Sempre riguardo alla radioattività è bene sottolineare che a livello Europeo non esiste un deposito per le scorie radioattive a media ed alta intensità. Il deposito della Sogin ospiterebbe quelli a bassa intensità e provenienti dagli ospedali e della produzione industriale, ma esiste anche l’eventualità che potrebbe ospitare le scorie ad alta intensità e questo necessita di ulteriori livelli di sicurezza che sono stati completamente ignorati.”

 

“Come è possibile che in un territorio piccolo come quello di Corchiano sono stati individuati due siti idonei? – domanda il vicesindaco di Corchiano, Pietro Piergentili – Il territorio è da anni che sta investendo sull’economia circolare, il deposito renderebbe vano lo sforzo dell’intera comunità con gravi danni all’agricoltura biologica e al turismo. Inoltre, ed è quasi paradossale, il deposito si ritroverebbe al confine con un oasi del WWF e a quasi 800 metri dal centro abitato. E’ assente anche una corretta valutazione dei parametri sismici e geomorfologici: sono stati utilizzati dei criteri di valutazione amministrativi che indicano un sito verde smeraldo, ovvero idoneo, ed un altro giallo, che indica il probabilmente idoneo, ma questi due siti sono distanti dieci metri l’uno dall’altro. Questa è un’assurdità in quanto i possibili siti sono molto vicini e di conseguenza il rischio sismico è lo stesso.

Tutto questo non può essere accettato – conclude Piergentili - dalla Provincia di Viterbo e neanche dalla Regione Lazio. Il deposito rappresenterebbe la morte di un’idea di sostenibilità territoriale, culturale, sociale e anche turistica, noi difenderemo la storia di un percorso volto sempre di più al biologico con tutte le nostre forze.”

 

“Anche le valutazioni per i tre siti di Vignanello presentano delle incongruenze – dichiara Sabrina Sciarrini, Sindaco di Vignanello – I criteri di valutazione delle aree non sono chiari, perché secondo la Sogin il deposito può essere posizionato o in Piemonte oppure da noi, come se il resto d’Italia non esistesse. Un criterio che ha portato la Sogin a identificare queste aree come idonee è il trasporto grazie alla vicinanza con la ferrovia Roma Nord e con la Terni-Viterbo-Civitavecchia. Tutti noi sappiamo in che condizioni è la ferrovia e la strada in alcuni tratti è dismessa, ma quello che è veramente paradossale è che la strada viene considerata un tratto turistico e quindi dovrebbe essere un criterio di esclusione secondo gli stessi canoni dettati dalla Sogin. Inoltre, in questo caso, un tratto turistico si troverebbe dentro un deposito di scorie nucleari.

Riguardo al rischio sismico – sottolinea Sciarrini – nel corso della storia Vignanello è stato l’epicentro di tre terremoti, quindi il rischio sismico è ben presente, ma sembrerebbe che sia stato sottovalutato.”

Facebook Twitter Rss