

VITERBO – E' ''guerra santa'' a Ronciglione: su un fronte c'è la Chiesa, rappresentata dalla Provincia Romana dei frati cappuccini (una delle tre ramificazioni dei Francescano), che ha ottenuto lo sfratto dal convento di sua proprietà di fra Pierantonio Fanella, fuoriuscito dall'ordine ma pur sempre sacerdote; sull'altro, oltre 1.300 cittadini che vogliono a tutti i costi che l'ex frate resti dov'è. La battaglia, forse quella decisiva, si svolgerà questa mattina alle 11, quando al portone del convento busserà l'ufficiale giudiziario con l'incarico di eseguire la sentenza di sfratto emessa dal tribunale di Viterbo nel gennaio scorso.
I rapporti tra frate Fanella, i cappuccini e la Chiesa in genere sono tesi da anni. I contrasti di ordine religioso, nel corso degli anni, sono sfociati in controversie giudiziarie, sia in sede civile che penale. Nonostante tutto, però, l'ex frate, dopo la morte dei due confratelli che vivevano con lui e nonostante le reiterate intimazione a lasciare il convento, è potuto restare dov'è, continuando a ricevere i fedeli e ad officiare la messa nell'attigua chiesa di San Francesco.
Ora però la querelle sta per giungere all'epilogo. Questa mattina, infatti, l'ufficiale giudiziario, accompagnato dai carabinieri, dovrà scacciare ''l'inquilino'' e apporre i sigilli agli ingressi dell'antico convento. Ma non sarà facile. I ronciglionesi e lo stesso sacerdote faranno del tutto per impedirlo. Del resto, da gennaio ad oggi, i ronciglionesi non sono stati con le mani in mano: dapprima hanno organizzato una petizione cui hanno aderito oltre 1.300 persone. Inoltre, su facebook è nato il gruppo ''Difendiamo Pierantonio Fanella'' che, in poco tempo ha raccolto circa 600 adesioni. E questa mattina manifesteranno per impedire lo sfratto.
Dal canto suo, fra Pierantonio non ha alcuna intenzione di lasciare Ronciglione: ''Mi trasferirò nella chiesa e nei locali annessi – spiega –, che non appartengono alla Provincia Romana dei cappuccini. Da lì non possono sfrattarmi. Io voglio restare accanto ai miei fedeli e ci resterò''.
Nei mesi scorsi, aveva scritto un'accorata lettera a papa Benedetto XVI, il quale però, pochi giorni dopo si è dimesso. E' tornato alla carica con papa Francesco, ma non ha ancora ricevuto risposta. ''Gli scriverò di nuovo'' assicura.
Anche i supporter del sacerdote ritengono di avere altre frecce nella loro faretra. Il convento, il cui primo nucleo risale al XVI secolo, dopo l'unità d'Italia divenne di proprietà del Regno, quindi del Comune di Ronciglione. Negli anni successivi, dietro la pressione popolare a favore della permanenza dei frati in paese, il municipio cedette il convento ai cappuccini a un prezzo pressoché simbolico. In pratica glielo regalò. ''Chiederemo all'amministrazione – dicono i fan del frate – di revocare l’atto di donazione. Così il convento tornerà di proprietà pubblica e potrà essere adibito a funzioni sociali. Ovviamente fra Fanella dovrà avere uno spazio nel quale abitare e dovrà continuare a svolgere il proprio ministero a Ronciglione''.
La Provincia Romana dei Cappuccini, però, non intende recedere di un passo: il convento deve essere sgombrato e tornare nella disponibilità dell’ordine. ''Non vorremmo – mormora qualcuno a Ronciglione – che dietro lo sfratto si nascondesse un secondo fine, magari una qualche forma di speculazione. Vigileremo anche su questo eventuale risvolto''.
E pensare che negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, in quel convento, veniva a riposare e meditare padre Mariano da Torino, uno dei volti più noti della televisione italiana in bianco e nero. Quello che apriva e chiudeva la sua storica trasmissione con la frase: ''Pace e bene a tutti''.