ANNO 16 n° 274
I bulli di Mia Martini. E quelli che fingono di non esserlo
Basta una frase per dare il “la” al pestaggio mentale
12/05/2021 - 13:01

Massimiliano Morelli 

Non è uno di quegli anniversari tondi, tipo 10, 20, 30, 50 oppure 100, ma non per questo i ricordi devono essere calcolati meno di zero. Nel caso odierno, gli anni trascorsi sono ventisei e il personaggio in questione è Mia Martini, cantante di prestigio, voce da brividi, morta quarantottenne. Che c’entra Mia Martini? Che storia è mai questa? Beh, la vicenda di questa cantante fa ripensare alle maldicenze sul suo conto, alle accuse d’esser “portajella”, al modo di bullizzare le persone. E’ accaduto con lei ed è accaduto con Marco Masini, nel mondo della canzone; e accadde anche con altri musicisti del passato che per un motivo o per l’altro erano stati messi alla berlina. Basti pensare a Umberto Bindi. Gente dello spettacolo, bullizzata a più riprese. Il bullismo, che spesso – ed erroneamente - accomuniamo ai ragazzi, è una malattia che andrebbe curata. Facile vedere studenti che mettono al bando il compagno di classe più debole. Più difficile inquadrare in età adulta chi bullizza fingendo di non bullizzare. Basta quel sentito dire, quel “te lo dico in un orecchio ma tu non dirlo a nessuno” per dare il “la” al pestaggio mentale. “Gli uomini non cambiano”, cantava Mia Martini. Ma, purtroppo, neanche i bulli cambiano. E il problema è che quando diventano adulti, pensano sia normale comportarsi da prepotenti.






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