

SUTRI – ''Io e mio marito abbiamo perso il lavoro praticamente nello stesso periodo: avevamo una casa da mandare avanti. Due figli, quattro bocche da sfamare e non sapevamo più cosa fare. Così, ho rubato le collane a casa della signora da cui andavo a fare le pulizie. Le ho vendute ad un compro oro e con i mille e 300 euro ricevuti, ho fatto la spesa e pagato l’assicurazione della macchina. Sono pentita di quello che ho fatto. Ma non avevo alternative’’.
Due gioielli: una collana e un monile in oro giallo e pietre. Ornate da diamanti, smeraldi e rubini risalenti al ‘700. Per un valore totale di oltre 11 milioni di euro. Una cifra non indifferente se si pensa alla data del loro acquisto: oltre 50 anni fa.
''Le ho prese non solo per il bisogno di soldi – spiega in aula Patrizia A. – ma anche perché la signora mi doveva dare oltre 10 mila euro di Tfr dopo avermi licenziata dal ristorante che gestiva. Lavoravo in cucina come lavapiatti: dopo il licenziamento, non ho avuto i soldi che mi spettavano. Ero arrabbiata e ho sbagliato. Me ne pento’’.
Un errore che le è costato un processo per furto di fronte al tribunale viterbese. Nonostante l’imputata ammetta le proprie colpe: ‘’Non avrei dovuto rubare e vendere quei gioielli, ma penso di aver già pagato i miei debiti con la signora e con la giustizia’’.
Dopo essere stata scoperta, infatti, avrebbe incontrato la ex datrice di lavoro per ripagarla del torto subito: ''Ho firmato cambiali per 10 mila euro per risarcirla dei danni, l’equivalente del Tfr che mi doveva’’. Ma la giustizia non si ferma: prossima udienza fissata per il prossimo anno. Il 13 marzo.