ANNO 16 n° 274
Guerra a Kiev, 100 morti, verso accordo Ue-Russia
21/02/2014 - 09:34

 

Accordo raggiunto dopo la maratona negoziale notturna tra il potere ucraino, l'opposizione, l'Ue e la Russia. Lo ha annunciato la presidenza ucraina in un comunicato, senza fornire ulteriori dettagli. La firma di un documento per mettere fine alla crisi politica in Ucraina è prevista alle 12 (le 11 in Italia) nel palazzo presidenziale a Kiev. Lo fa sapere la presidenza in una nota che conferma, senza per ora fornire dettagli, il raggiungimento di un accordo fra il presidente Viktor Ianukovich, i responsabili delle opposizioni, i rappresentanti dell'Ue e quello della Russia.

 

Un pullman con dentro una sessantina di giovani soldati del ministero dell'Interno, per lo più ragazzi di 18-20 anni, è stato preso d'assalto da un gruppo di manifestanti nel centro di Kiev, in via Khmelnitski. Lo ha constatato l'ANSA. Il bus è stato presto circondato da centinaia di persone: tra la folla c'era chi voleva picchiare i soldati e farli prigionieri e chi voleva lasciarli andare per via della loro giovane età. Due insorti minacciavano con delle asce i ragazzi dentro il pullman, alcuni dei quali erano in lacrime. Alla fine, in difesa dei poliziotti sono intervenuti il miliardario e deputato dell'opposizione Petro Poroshenko, la cantante Ruslana e due preti. I giovani sono stati lasciati scendere dal bus e sono stati scortati da una catena umana di manifestanti per un paio di chilometri, fino a un altro pullman del ministero dell'Interno sul quale sono potuti andar via.

Il punto di Alessandro Logroscino

 

Scorre il sangue e sibilano le pallottole dei cecchini a Kiev, mentre l'Ucraina sprofonda nel baratro della guerra civile. Uno scenario paventato da giorni, ma che i passi delle cancellerie stentano ad arginare sullo sfondo di un confronto fra Mosca e occidentali che si fa rovente a un passo dai confini russi. La tregua annunciata ieri sera dal presidente Viktor Ianukovich, a dispetto del fumo e delle fiamme che ancora si levavano da Maidan (la Piazza dell'Indipendenza simbolo delle proteste antigovernative di questi mesi), non ha retto che poche ore.

 

La capitale ucraina fin dal mattino è ripiombata nel caos e il fuoco incrociato di pistole e armi automatiche ha lasciato sul terreno decine di morti: 'cento', secondo la stima di Sviatoslav Khanenko, deputato del partito nazionalista Svoboda e responsabile dei servizi medici della piazza; 64 (inclusi quelli degli ultimi due giorni), secondo il dipartimento di Sanità del Comune di Kiev. I feriti si calcolano invece a centinaia e almeno 67 poliziotti - stando al ministero dell'Interno - risultano essere in ostaggio nelle mani degli insorti. Non è chiaro chi abbia dato fuoco alle polveri. I dimostranti accusano le forze di sicurezza di aver violato platealmente il cessate il fuoco tentando un nuovo assalto alle barricate di Maidan. E bollano come agenti o come 'provocatori' i cecchini visti sparare dai tetti circostanti.

 

Il governo ammette da parte sua per la prima volta l'uso di proiettili veri da parte degli agenti, ma parla di 'legittima difesa' e punta il dito contro gli 'estremisti' della piazza: a cominciare dai bellicosi attivisti di estrema destra di 'Pravi Sektor', che fin da subito avevano rigettato ogni tregua. Il sindaco di Kiev però denuncia il 'bagno di sangue' e abbandona il partito di Ianukovich. Di certo c'è che decine di persone sono state colpite da pallottole, con tiri spesso mirati a testa e gola, come nel caso di Olesya Zhukovskaya, la giovane infermiera che dopo essere stata ferita ha twittato al mondo il suo j'accuse: 'Io muoio'. Ma altrettanto certo è il fatto che lo zoccolo duro della piazza è parso come minimo pronto alla battaglia: tanto da riprendere rapidamente il controllo di Maidan, di costringere a una precipitosa evacuazione d'emergenza del palazzo del governo e della sede del parlamento, da rioccupare a tamburo battente edifici ministeriali e amministrativi nel cuore della capitale.

 

Un'esplosione di violenza che ha lasciato spazio a qualche ora di pausa solo nel pomeriggio, mentre la piazza della 'rivoluzione' resta presidiata dalle barricate fra ambulanze, ronde di dimostranti variamente armati e cumuli di rovine fumanti. Un panorama che ha fatto da sfondo per tutta la giornata all'affannosa missione condotta a Kiev per conto dell'Ue dai capi delle diplomazie di Germania, Francia e Polonia. I tre hanno fatto spola fra governo e leader delle opposizioni. E soprattutto hanno discusso per ben cinque ore con il presidente Ianukovich, venendone fuori taciturni e scuri in volti mentre da Bruxelles - dove è convocato un consiglio esteri europei - la titolare della Farnesina, Emma Bonino, confermava la decisione di imporre sanzioni verso coloro che 'si sono macchiati di sangue': con l'annullamento dei visti e il congelamento di asset finanziari.

 

Alcuni Paesi come Danimarca e Olanda hanno suggerito misure anche contro gli oppositori più radicali, ma alla fine l'Europa ha puntato il dito contro Ianukovich - accusato dalla pasionaria Iulia Timoshenko di 'strage' - come 'primo responsabile'. La mediazione per far ripartire un dialogo che il sangue di queste ore rischia di seppellire non sembra tuttavia poter avere successo senza il coinvolgimento della Russia. E del resto, su richiesta di Ianukovich, anche Vladimir Putin ha inviato d'urgenza in queste ore un suo emissario a Kiev: l'ex ambasciatore negli Usa ed ex deputato riformista Vladimir Lukin, oggi rappresentante speciale del Cremlino per i diritti umani. Ma da Mosca i toni restano forti.

 

E se gli Usa (che hanno già compilato una lista nera di una ventina di alti funzionari di Kiev) e la Nato si mostrano 'indignati' con le autorità, intimando a Ianukovich di ritirare la forze di sicurezza dai luoghi della rivolta, la Russia replica imputando le violenze agli ultrà dell'opposizione e accusando l'occidente di sobillare la piazza. Non solo: il premier Dmitri Medvedev lancia un avvertimento di segno opposto in direzione dei traballanti palazzi del potere di Kiev, avvertendo che Mosca non intende collaborare (nè sbloccare i 15 miliardi di dollari promessi per rianimare l'agonizzante economia ucraina) con un governo 'zerbino', ma solo con autorità 'legittime', 'efficaci' e in grado di difendere 'gli interessi dello Stato'.

 

Mentre il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, liquida come 'ricatti' le minacce di sanzioni euro-americane. Il pericolo, se il confronto geopolitico non si attenua, è che l'Ucraina - attraversata da innumerevoli spaccature interne - possa andare incontro a uno scenario di disgregazione balcanica. Intere città dell'appendice occidentale della Galizia, a forte impronta antirussa e nazionalista, sono già in mano alla protesta. Mentre a sud-est la Crimea, regione russofona del Paese, storicamente estranea alla nazione ucraina, per bocca dello speaker del parlamento locale avverte: 'C'è la concreta possibilità che il Paese finisca a pezzi. Le cose stanno conducendo a questo sbocco'.

ANSA.IT






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