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Floris: “I problemi principali sono la mancanza di personale e la gestione dell’amministrazione penitenziaria”
27/08/2023 - 06:51
di di Giu. Ort.
Si conferma grave la situazione nel carcere di Mammagialla. Un carcere molto duro, non solo per i detenuti, ma anche per le guardie della polizia penitenziaria che si trovano davanti ad una situazione critica.
La situazione in cui verte il penitenziario di Viterbo è in linea, però, con la situazione dei carceri in tutta Italia, dove si parla di “emergenza carceri”, che va a delineare un panorama drammatico, soprattutto sotto il punto di vista di suicidi e aggressioni che quotidianamente avvengono all’interno dei penitenziari, sia tra detenuti, ma soprattutto alle guardie.
“La situazione all’interno del carcere di Mammagialla è una situazione molto delicata e complessa - dichiara Luca Floris, vice-segretario Regionale Sappe - È una situazione grave e pesante, dove ormai le aggressioni sono all’ordine del giorno sia nei confronti del personale, sia tra detenuti. La situazione particolare del carcere di Viterbo, è ancora più sentita da due componenti fondamentali; una delle quali è la mancanza di organico, che vede l’istituto di Viterbo con una forte carenza rispetto a istituti gemelli, come può essere Parma. A maggior ragione, Mammagialla, soffre ancora di più per l’elevato tasso di pensionamento al quale non viene effettuato il necessario ricambio, creando di conseguenza una carenza di personale. Questa situazione porta ad avere una differenza tra il ricambio di personale che dovrebbe essere effettivamente presente all’interno del penitenziario, andando a evidenziare un grave deficit gestionale dell’amministrazione centrale che comporta che il ricambio di personale reale non sia efficace come quello teorico. Facendo una esempio: è come se vengono assegnate 10 unità ma prendono servizio solamente 3 unità, un buon 60%. L’altra componente, che porta a sentire molto di più il peso delle responsabilità, riguarda la gestione da parte dell’Amministrazione penitenziaria, che riguarda tutti i livelli, dal dipartimento, passando dal provveditorato, arrivando alla direzione. Il grande problema gestionale deriva da una catena di comando, che parte dalla direzione fino ad arrivare all’ultimo agente, che andrebbe rimpastato completamente. Vari comportamenti che i detenuti assumono, che vengono assunti in virtù di determinati comportamenti di tutta la catena di comando.“
Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria gestisce il personale dividendosi tra il Dap, poi una periferia, che sono i provveditorati, che precedentemente erano presenti in tutte le regioni, poi successivamente è stato fatto un raggruppamento andando a far gestire ad un provveditorato più regioni, e infine c’è la periferia estrema che sono i carceri, con i suoi direttori.
“Il provveditorato di Roma è totalmente assente, essendo che in missione c’è il provveditore della Sardegna - continua Floris - che si trova sulle spalle 4 regioni. È pressoché impossibile per lui prendere decisioni in merito a tutta questa situazione”.
“Il problema principale dell’istituto di Viterbo, in virtù del problema attuale delle carceri italiane, è legato ad un momento storico molto particolare - prosegue Floris - mancanza di organico, poco riconoscimento nei confronti del corpo di polizia penitenziaria, di quelle che sono le prerogative del corpo di polizia di uno stato, che necessita dei vari strumenti per mantenere l’ordine e che nell’istituto di Viterbo non vengono ritenuti opportuni, di conseguenza il personale è stanco e non riesce a intervenire nella maniera più corretta possibile. È passata la linea per cui, da parte dei detenuti, c’è un maggior carico psicologico e una maggiore resilienza di quelle che sono le pratiche operative e i comportamenti della polizia penitenziaria all’interno dell’istituto”.
“Se ci fosse più personale, se fosse potenziato il servizio sanitario, ci fosse più certezza e un intervento più massiccio sotto il punto di vista disciplinare della direzione - conclude Floris- sicuramente la situazione potrebbe migliorare”.
VITERBO - Si conferma grave la situazione nel carcere di Mammagialla. Un carcere molto duro, non solo per i detenuti, ma anche per le guardie della polizia penitenziaria che si trovano davanti ad una situazione critica.
La situazione in cui verte il penitenziario di Viterbo è in linea, però, con la situazione dei carceri in tutta Italia, dove si parla di “emergenza carceri”, che va a delineare un panorama drammatico, soprattutto sotto il punto di vista di suicidi e aggressioni che quotidianamente avvengono all’interno dei penitenziari, sia tra detenuti, ma soprattutto alle guardie.
“La situazione all’interno del carcere di Mammagialla è una situazione molto delicata e complessa - dichiara Luca Floris, vice-segretario Regionale Sappe - È una situazione grave e pesante, dove ormai le aggressioni sono all’ordine del giorno sia nei confronti del personale, sia tra detenuti. La situazione particolare del carcere di Viterbo, è ancora più sentita da due componenti fondamentali; una delle quali è la mancanza di organico, che vede l’istituto di Viterbo con una forte carenza rispetto a istituti gemelli, come può essere Parma. A maggior ragione, Mammagialla, soffre ancora di più per l’elevato tasso di pensionamento al quale non viene effettuato il necessario ricambio, creando di conseguenza una carenza di personale.
Questa situazione porta ad avere una differenza tra il ricambio di personale che dovrebbe essere effettivamente presente all’interno del penitenziario, andando a evidenziare un grave deficit gestionale dell’amministrazione centrale che comporta che il ricambio di personale reale non sia efficace come quello teorico. Facendo una esempio: è come se vengono assegnate 10 unità ma prendono servizio solamente 3 unità, un buon 60%.
L’altra componente, che porta a sentire molto di più il peso delle responsabilità, riguarda la gestione da parte dell’Amministrazione penitenziaria, che riguarda tutti i livelli, dal dipartimento, passando dal provveditorato, arrivando alla direzione. Il grande problema gestionale deriva da una catena di comando, che parte dalla direzione fino ad arrivare all’ultimo agente, che andrebbe rimpastato completamente. Vari comportamenti che i detenuti assumono, che vengono assunti in virtù di determinati comportamenti di tutta la catena di comando.“
Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria gestisce il personale dividendosi tra il Dap, poi una periferia, che sono i provveditorati, che precedentemente erano presenti in tutte le regioni, poi successivamente è stato fatto un raggruppamento andando a far gestire ad un provveditorato più regioni, e infine c’è la periferia estrema che sono i carceri, con i suoi direttori.
“Il provveditorato di Roma è totalmente assente, essendo che in missione c’è il provveditore della Sardegna - continua Floris - che si trova sulle spalle 4 regioni. È pressoché impossibile per lui prendere decisioni in merito a tutta questa situazione”.
“Il problema principale dell’istituto di Viterbo, in virtù del problema attuale delle carceri italiane, è legato ad un momento storico molto particolare - prosegue Floris - mancanza di organico, poco riconoscimento nei confronti del corpo di polizia penitenziaria, di quelle che sono le prerogative del corpo di polizia di uno stato, che necessita dei vari strumenti per mantenere l’ordine e che nell’istituto di Viterbo non vengono ritenuti opportuni, di conseguenza il personale è stanco e non riesce a intervenire nella maniera più corretta possibile. È passata la linea per cui, da parte dei detenuti, c’è un maggior carico psicologico e una maggiore resilienza di quelle che sono le pratiche operative e i comportamenti della polizia penitenziaria all’interno dell’istituto”.
“Se ci fosse più personale, se fosse potenziato il servizio sanitario, ci fosse più certezza e un intervento più massiccio sotto il punto di vista disciplinare della direzione - conclude Floris- sicuramente la situazione potrebbe migliorare”.