

VITERBO – ''Nonostante l’importanza della collezione e il ridotto costo del biglietto (l’intero è pari a 3,50 euro) oggi il museo Rossi Danielli registra una media di visitatori non all’altezza''. Ma l’amministrazione comunale ha in progetto di costruire un sistema museale urbano come circolo virtuoso per coniugare conservazione e valorizzazione dei beni culturali. Un progetto che chiama ''Grande Raccordo d’Arte''.
Il G.R.A. va a sostituire il piano di valorizzazione del patrimonio della famiglia Farnese con il quale l’amministrazione di Giovanni Arena partecipa si candida a Città della Cultura 2019 della Regione Lazio.
''Per comprendere le potenzialità di sviluppo del settore – si legge nel progetto – è sufficiente osservare che il principale competitor privato, il Museo del Colle del Duomo vanta 40mila visitatori all’anno per un biglietto di 9 euro''.
Nel G.R.A. il museo diventa lo strumento per riattivare la crescita sociale, culturale ed economica. Il suo rilancio passa anche per il recupero del patrimonio immobiliare pubblico.
Il progetto prevede che il Grande Raccordo d’Arte abbia l’ingresso principale di fronte al ponte del Duomo. L’accesso sarà nella chiesa di San Tommaso dove sarà allestita una narrazione virtuale che introduca il visitatore alla cultura di Viterbo. Un racconto che segnerà al turista storia, miti, tradizioni della comunità.
''Il racconto e il museo - si legge nel progetto – saranno allestiti come s’allestisce una nave, predisponendo al viaggio e alla ricerca. Il visitatore sarà libero di comporre il suo itinerario''.
Dopo la consueta passeggiata nel quartiere caratteristico di San Pellegrino, il primo approdo suggerito sarà il museo della ceramica di Palazzo Brugiotti della fondazione Carivit, creando così una sinergia tra pubblico e privato.
Il posto successivo sarà un modello della macchina di Santa Rosa, alto 9 metri, che sarà collocato nella piazza antistante Santa Maria della Pace. Qui il visitatore sarà accolto da materiale storico e dispositivi audio-visivi che possano avvicinare alla conoscenza di una tradizione plurisecolare.
La cappella Mazzatosta introdurrà al terzo punto del sistema ovvero il Rossi Danielli. ''L’edificio, da recuperare nella sua integralità – si legge ancora nel progetto – deve essere oggetto di riallestimento radicale e scientifico che valorizzi la collezione archeologica e medievale. Gli spazi lasciati liberi dalla redistribuzione della restante collezione, saranno dedicati alla didattica''.
Si ipotizza anche una collaborazione con l’Unitus per la creazione di cantieri professionali e didattici di restauro.
Il quarto snodo del G.R.A. sarà Palazzo dei Priori che ospiterà il polo moderno. ''La collezione ruoterà attorno alla sala Sebastiano del Piombo – Michelangelo, nella quale sarà illustrato il contesto nel quale si trovò a operare Buonarroti e le modalità della sua pluriennale collaborazione con Sebastiano Luciani''.
Il G.R.A. si chiuderà con il polo contemporaneo. L’idea è di allestirlo negli spazi della fondazione Carivit in Valle Faul, ''ambienti importanti e polifunzionali, in grado di accogliere sia la collezione contemporanea attualmente dispersa tra magazzini e uffici, sia mostre, sia le nuove acquisizioni necessarie a far sì che il museo continui a dare un’immagine dinamica della società di cui è espressione''.
Con il Grande Raccordo d’Arte il Comune si candida a diventare Capitale della cultura 2019 della Regione Lazio. Chissà che dopo i tentativi andati a vuoto, questa volta con il G.R.A. non faccia centro?!