

di Andrea Stefano Marini Balestra
FABRICA DI ROMA - Davanti al Collegio del Tribunale di Viterbo presieduto dalla dr.ssa Massini è proseguito con l’ascolto di un teste l’ormai datato processo nei confronti di cinque imputati tra cui l’ex sindaco di Fabrica di Roma Mario Scarnati.

Gli imputati vennero tratti a processo per quanto emerse quasi sette anni fa allorchè nelle pratiche di trasformazione di un albergo sottratto alla mafia in casa di riposo per anziani, una serie di pratiche amministrative non apparvero corrette e ci fu una denuncia all’Anac da parte di alcuni consiglieri comunali.
Il procedimento penale assegnato al pm Adragna portò al rinvio a giudizio di due architetti, due impiegati e l’ex sindaco Scarnati, tutti accusati di turbativa d’asta in concorso.
Ieri in aula ha testimoniato l’architetto che dette origine alla denuncia.
Il teste ha riferito che fu proprio lo Scarnati a indicare il professionista cui affidare l’incarico per cui dette disposizioni in tal senso al responsabile comunale dell’ufficio tecnico comunale.
E’ stato pure riferito che, messa in gara l’assegnazione dell’incarico di progettazione invitando cinque professionisti comunque indicati dal sindaco, solo uno rispose, quindi, secondo l’accusa, la manovra del sindaco sarebbe stata di escludere gli altri. Il teste ha disconosciuto la firma che risulta apposta sui documenti amministrativi di incarico all’architetto prescelto, come pure, ha soggiunto, era sparita la delibera di assegnazione. Il teste ha raccontato che nell’Ufficio tecnico del Comune di Fabrica di Roma regnava il caos e tutte le pratiche erano gestite da una cooperativa vicina al Sindaco.
Tutti fatti questi saranno esaminati nel proseguo del processo fissato per il 13 ottobre, quando sarà incaricato un perito per la decrittazione delle intercettazioni raccolte dagli investigatori dall’inizio delle indagine nel 2017.