ANNO 16 n° 275
Gli sequestrano
due autoartocolati,
imprenditore
minaccia di uccidersi
18/10/2015 - 00:00

(La sede dell'impresa di Angelo Anselmi)

VITERBO – Sapeva che prima o poi sarebbe accaduto, ma quando sono arrivati gli ufficiali giudiziari per eseguire il decreto ingiuntivo e sequestrargli due autoarticolati gli sono crollati i nervi e ha minacciato di uccidersi. Alla fine, però, Angelo Anselmi, titolare dell’omonima impresa con sede in strada san Cataldo, tra Vitorchiano e la Quercia, ha accettato che le cose facessero il loro corso.

Cosi, ieri pomeriggio, gli sono stati portati via quei mezzi che ha pagato per tre quarti. Era rimasto indietro di alcune rate, 30-40mila euro. Per convincerlo sono dovuti intervenire i carabinieri, il suo commercialista, e perfino gli operatori del 118.

''E’ dal 2004 che faccio l’imprenditore – racconta al telefono con la voce tremante dopo l’avvenuto sequestro – e ho sempre pagato tutti, senza mai un giorno di ritardo. Potete chiedere conferma ai miei operai. Ora sono senza lavoro e non riesco ad arrivare a fine mese''.

I suoi problemi economici, dice, sono iniziati sì con la crisi economica, ma si sarebbero ingigantiti dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta ''Genio e sregolatezza'' sugli appalti truccati, che vede tra i principali imputati due funzionari del Genio Civile.

Anselmi si è sempre dichiarato innocente e ha sempre negato di aver partecipato alla spartizione degli appalti. ''Ero in difficoltà – afferma – e ho chiesto aiuto per non chiudere l’azienda, ma non ho mai pagato mazzette. E forse è per questo che non lavoro più. Il sistema è così: prende appalti solo chi paga''.

Anselmi sostiene di dover incassare circa un milione e 200mila euro per lavori eseguiti, ma non riesce ad avere nemmeno una parte del credito che, a suo dire, gli permetterebbe di saldare il leasing e di tornare in possesso dei due autoarticolati che gli sono stati sequestrati. ''Senza quei mezzi – sottolinea – non ho alcuna possibilità di lavorare e per riaverli non posso certo contare sulle banche, che mi hanno chiuso da tempo i rubinetti''.

L’ultima sua speranza sta nel ricorso presentato in Tribunale contro l’esecuzione del decreto ingiuntivo. Se mercoledì, giorno dell'udienza, i giudici gli dessero ragione, potrebbe tornare in possesso dei due autoarticolati. ''Potrei tentare di ricominciare – conclude -, trovare qualche lavoro. Così sono senza alcuna speranza''.

Sull’imprenditore si è abbattuto così un altro durissimo colpo, dopo la tragica esplosione della villetta di sua proprietà che gli ha ucciso una figlia di ventotto anni e ha ustionato in modo gravissimo la nipotina. 

Nella prima stesura dell'articolo avevamo scritto che Anselmi sarebbe indagato per omicidio colposo nell'ambito dell'inchiesta sull'esplosione di Vitorchiano; si è trattato di un mero errore per il quale ci scusiamo con il diretto interessato. 






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