

VITERBO – Un lavoro poco riuscito, un’antenna montata male e un semplice confronto verbale finisce a suon di schiaffi e pugni. Protagonisti dell’insolito siparietto due cinquantenni di Canino. Da una parte un libero professionista, specializzato nell’istallazione di antenne e cavi televisivi, dall’altra il proprietario di casa. Entrambi finiti in tribunale: uno dovrà rispondere di lesioni gravi, l’altro è parte offesa nel procedimento davanti al giudice monocratico Giacomo Autizi.
Siamo a Canino, a febbraio 2014 , ’’S.N. mi ha chiamato per istallare un’antenna della tv nella casa della figlia, appena comprata. L’appartamento era nuovo, non mi andava di bucare le pareti o fare degli interventi troppo vistosi. E così prima di procedere ho fatto tutte le prove e le verifiche del caso. Sono un professionista, faccio lavori a regola d’arte. Nei miei anni di carriere, nessuno ha mai avuto modo di lamentarsi’’. A parlare in aula è B.S., classe 1954, con una mano malconcia dopo lo scontro diretto con l’imputato.
‘’Evidentemente, però, devo rivedere la mia professionalità, perché a qualcuno non è andato giù come ho lavorato’’, ha proseguito sarcastico. Quello stesso pomeriggio di due anni fa, infatti, completata l’istallazione, avrebbe rcevuto una telefonata. ‘’Era un numero sconosciuto. Dall’altra parte della cornetta la voce di un uomo che mi chiedeva dove potesse incontrarmi. Pensavo fosse un cliente, gli ho dato il mio indirizzo’’.
Non passa nemmeno un’ora ed ecco che, come racconta lo stesso B.S., arriva ‘’il padrone di casa e mi aggredisce, senza neanche presentarsi o dirmi nulla. Me lo sono trovato addosso. Mi ha colpito con forza, ho tentato di difendermi, come potevo, non ricordo assolutamente come sono riuscito a togliermelo di dosso.’’.
Sono schiaffi, pugni e spintoni. Minuti di tensione, poi la rabbia scema e lascia il posto alla lucidità. ‘’Se il lavoro non era di suo gradimento o di qualità, sarebbe dovuto andare dai carabinieri per segnalarmi– ha spiegato – gliel’ho anche detto. Ma lui ha preferito risolvere diversamente la questione. Certo è che dopo, in caserma, ci andai io: la denuncia per lesioni è arrivata assieme al referto del pronto soccorso. Mi ha rotto un dito della mano: non ho potuto lavorare per un mese’’.
Si tornerà in aula a luglio per la discussione, ora l’uomo rischia da sei mesi a tre anni di reclusione. Ma solo nella peggiore delle ipotesi.