



VITERBO - ''Gli invisibili di San Zeno'', l'ultimo libro di Alessandro Maurizi, edito dalla Mondadori, sbarca a Ombre festival. Sabato scorso la presentazione. Maurizi, non solo scrittore di talento ma anche poliziotto e presidente del Festival, ha saputo conquistare il pubblico con il suo giallo storico, intrecciando abilmente mistero e storia.
Il Ombre Festival, noto quest’anno per il suo motto 'Rivolgi il viso verso il sole e le ombre cadranno alle tue spalle', ha trovato incarnazione in questa serata. Maurizi, attraverso la sua opera, ha dimostrato come affrontare le ombre del passato per scoprire le verità nascoste.
Il libro, ambientato nella Verona di fine ottocento, racconta la storia di un gruppo di persone emarginate 'Gli invisibili”.
Maurizi chi sono gli invisibili?
''Sono persone ai margini della società, che passano inosservate agli occhi della gente ma che, allo stesso tempo, osservano tutto. Il gruppo si compone di personaggi unici: Federico Giorgi, personaggio realmente esistito assume il ruolo di un giovane procuratore legale. Accanto a lui, troviamo una prostituta, un bambino di 10 anni, che rappresenta il 'whatsapp' dell’epoca perché porta i messaggi da una parte all’altra della città conosciuto da tutti e a sua volta conoscitore di tutti, e una guardia di pubblica sicurezza quasi in pensione. Questa squadra si troverà a indagare su un caso che li porterà ad occuparsi dell’emigrazione di migliaia di contadini verso la 'terra promessa', il Nord America, che si rivelerà tutt'altro che una promessa''.
Perché raccontare questa storia?
''Perché lavorando sulle fonti utilizzate per scrivere il libro ho scoperto che la prima immigrazione italiana verso il Sud America è stata indotta da agenti dell’immigrazione che girando per le campagne convincevano i “miserabili” con false promesse di benessere. Una lettera di un ragazzo indirizzata alla madre riporta la delusione perché quello che ha trovato in Brasile non assomigliava a quanto descritto – le strade non erano d’oro anzi non c’erano per niente, dovevo essere io a costruirle''.
Chi è che scrive “Gli invisibili di San Zeno” il poliziotto o lo scrittore?
''Si scrive lavorando nel senso che lavorando ho affrontato tante situazioni che poi mi hanno ispirato nella stesura del romanzo e mi hanno potato qui a Viterbo per presentare il libro''.
Maurizi, lei parla con passione del suo processo creativo e delle ricerche storiche che hanno alimentato il suo romanzo...
''La storia è un'infinita fonte di ispirazione e il mio obiettivo è far rivivere il passato attraverso i miei personaggi, mostrando come le loro esperienze risuonino ancora oggi''.

La serata è stata resa ancora più emozionante dalla presenza di Eva, figlia dello scrittore, che ha presentato il libro al pubblico con parole cariche di emozione e orgoglio. Le sue riflessioni hanno offerto uno sguardo intimo e personale su Alessandro Maurizi e la sua dedizione alla scrittura e alla sua professione.
Il 29 giugno, all’interno di Festival Ombre, Alessandro Maurizi ha presento il suo ultimo lavoro intitolato 'Gli invisibili di San Zeno'. Maurizi, non solo scrittore di talento ma anche poliziotto e presidente del Festival, ha saputo conquistare il pubblico con il suo giallo storico, intrecciando abilmente mistero e storia.
Il Festival, noto quest’anno per il suo motto 'Rivolgi il viso verso il sole e le ombre cadranno alle tue spalle', ha trovato incarnazione in questa serata. Maurizi, attraverso la sua opera, ha dimostrato come affrontare le ombre del passato per scoprire le verità nascoste.
Il libro, ambientato nella Verona di fine ottocento, racconta la storia di un gruppo di persone emarginate 'Gli invisibili”.
Chi sono gli Invisibili? Maurizi risponde così:
“sono persone ai margini della società, che passano inosservate agli occhi della gente ma che, allo stesso tempo, osservano tutto. Il gruppo si compone di personaggi unici: Federico Giorgi, personaggio realmente esistito assume il ruolo di un giovane procuratore legale. Accanto a lui, troviamo una prostituta, un bambino di 10 anni, che rappresenta il 'whatsapp' dell’epoca perché porta i messaggi da una parte all’altra della città conosciuto da tutti e a sua volta conoscitore di tutti, e una guardia di pubblica sicurezza quasi in pensione. Questa squadra si troverà a indagare su un caso che li porterà ad occuparsi dell’emigrazione di migliaia di contadini verso la 'terra promessa', il Nord America, che si rivelerà tutt'altro che una promessa.
Perché raccontare questa storia?
Perché lavorando sulle fonti utilizzate per scrivere il libro ho scoperto che la prima immigrazione italiana verso il Sud America è stata indotta da agenti dell’immigrazione che girando per le campagne convincevano i “miserabili” con false promesse di benessere. Una lettera di un ragazzo indirizzata alla madre riporta la delusione perché quello che ha trovato in Brasile non assomigliava a quanto descritto – le strade non erano d’oro anzi non c’erano per niente, dovevo essere io a costruirle.
Chi è che scrive “gli invisibili di San Zeno” il poliziotto o lo scrittore?
“Si scrive lavorando” nel senso che lavorando ho affrontato tante situazioni che poi mi hanno ispirato nella stesura del romanzo e mi hanno potato qui a Viterbo per presentare il libro.
Durante l'intervista, Maurizi ha parlato con passione del suo processo creativo e delle ricerche storiche che hanno alimentato il suo romanzo. 'La storia è un'infinita fonte di ispirazione,' ha detto, 'e il mio obiettivo è far rivivere il passato attraverso i miei personaggi, mostrando come le loro esperienze risuonino ancora oggi.'
La serata è stata resa ancora più emozionante dalla presenza di Eva, figlia dello scrittore, che ha presentato il libro al pubblico con parole cariche di emozione e orgoglio. Le sue riflessioni hanno offerto uno sguardo intimo e personale su Alessandro Maurizi e la sua dedizione alla scrittura e alla sua professione.