ANNO 16 n° 274
Giustizia “lumaca” nella Tuscia
Casi fermi da oltre 10 anni, forse urge un colpo di spugna sul passato per ripartire
15/08/2021 - 07:35

di Stefano Marini Balestra

VITERBO - Non so se sia più dignitoso amnistiare un imputato, che comunque resta forse colpevole dei fatti commessi, rispetto ad una prescrizione che estingue il reato. La “riforma Cartabia” di recente varo, perché funzioni necessita di diecine di decreti delegati, ha come obiettivo principale di ridurre del 25% la durata media e il numero dei processi penali, in modo da velocizzare e rendere più efficiente la giustizia italiana.

Quindi appare di “nessuna fretta” lo sveltimento dell’immane peso nei nostri tribunali di arretrato, anzi, la situazione non potrà che peggiorare. Un’ipotesi di amnistia, praticata in passato in ogni occasione di riforme, non è stata neppure ventilata.

Un esempio di giustizia eterna ci viene dalla Corte di Appello di Roma dove tutt’ora giace il processo a carico degli ex sindaci di Caprarola Cuzzoli e di Ronciglione Sangiorgi.

Come si ricorderà egli sarebbero ritenuti responsabili dell’inquinamento del Lago di Vico, che si “accertò” oltre un decennio fa. Nonostante un processo definitosi presso il Tribunale di Viterbo nel 2018 ex art. 129 cpp, quindi dichiarandosi un’improcedibilità per manifesta innocenza degli imputati, la Procura, su sollecitazione di fanatici ambientalisti e di cacciatori di risarcimento, fece riaprire il “caso” davanti alla Corte di Appello.

Ma, il processo anche qui si è arenato. Da due anni che è stato calendarizzato, ancora non si è fatto nulla. Le udienze fissate allo scorso luglio non sono state ancora celebrate per disfunzioni procedurali varie quindi rinviate a novembre prossimo.

Un’altra notizia giudiziaria ci porta a Viterbo: nel settembre 2008 la cronaca riportò un fattaccio accaduto in pieno centro cittadino: un pestaggio avvenuto davanti ad un noto locale che provocò lesioni varie ad una vittima. Gli autori del fatto, rinviati a giudizio, subirono condanne, in particolare uno, poi confermate dalla Corte d’Appello nel 2017 (dopo 9 anni dai fatti...).

Ma non è finita, il condannato, ritenuto responsabile dei fatti ed anche onerato di risarcimento danni alla vittima, presentò ricorso in Cassazione ed ecco che giorni fa gli ermellini di Piazza Cavour hanno dichiarato l’estinzione del reato per prescrizione, rinviando però al giudice civile competente per gli effetti civili.

Due esempi che illuminano come il servizio giustizia nel nostro paese sia al collasso.

La “riforma Cartabia” potrebbe essere utile se strutturata bene, ma sicuramente al momento non porta benefici nell’immediato. Urge un colpo di spugna sul passato per ripartire, ma forse questa lentezza fa comodo a molti.






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