ANNO 16 n° 275
Giro di vite contro le baby gang e arresti più facili
Anche a Viterbo se ne discute. Ma il 'decreto Caivano' non è solo repressione
10/09/2023 - 05:35

di Giovanni Masotti 

VITERBO - Il deciso giro di vite del governo Meloni contro le dissennate baby gang e l' incontrastata criminalità che le alimenta e se ne serve, domina con caratteri di fuoco e con diversità di approccio, le cronache dei giornali nazionali - con già qualche eco fuori dei nostri confini - e si affaccia con insistenza nelle chiacchiere da bar, dove di solito furoreggiano le dispute calcistiche mixate dall' irrinunciabile primato della tazzina da caffè, regina delle italiche mattinate.

Adesso è diverso. La piaga della violenza tra giovani e giovanissimi, sessuale e non sessuale, preoccupa e inorridisce. Ma non sorprende più. È da molti mesi che questo cancro si aggrava e spaventa la gente non abituata a crudeltà ed efferatezze di tutti i tipi. Perché la venefica ondata non riguarda soltanto le tante incontrollate Caivano che spuntano fuori nello Stivale, ma si allarga a macchia d' olio. Il pericolo è in agguato, dappertutto.

Non solo Napoli, Palermo, alcune zone 'rosse' del profondo nord. Ma anche territori apparentemente più tranquilli, città come la nostra - Viterbo - dove il campanello d' allarme comincia a suonare troppo spesso e a impegnare come mai, in precedenza, le forze dell' ordine e la Prefettura che ne coordina l' utilizzo e i comportamenti. Il male, insomma, c'è e rende spuntate le armi di quelle anime candide che, di fronte ad alcune dure misure varate dall' esecutivo, alzano la bandiera del disagio, della povertà, del mancato inserimento sociale e si riempiono la bocca esclusivamente di concetti come la prevenzione, di cui si sente effettivamente il bisogno ma che non puo' intaccare più di tanto quell' alta marea di illegalità che travolge la nostra società e semina insicurezza. Stando così le cose, come mettere ipocritamente sotto accusa buona parte dei provvedimenti che l' esecutivo ha preso, invocando uno squinternato no alla repressione?

Siamo arrivati a un punto di non ritorno, signori belli, e allora come processare la 'solita destra reazionaria e oscurantista'? La Meloni e i suoi ministri hanno messo in atto una stretta che è molto azzardato tacciare di eccesso o di irresponsabilità. E, assieme, hanno approvato norme sensibili che prima nessun altro governo aveva osato estrarre dal cilindro delle buone intenzioni mai diventate fatti. E allora, di fronte ad una situazione slittata fuori controllo e sfuggita di mano allo Stato, come non concordare su alcuni antidoti innovativi inseriti dal centro-destra nell' ormai noto 'decreto Caivano'?

Parliamo, per esempio, della misura che stabilisce fino a due anni di carcere per i genitori che non inviano i figli minori alla scuola dell' obbligo. Parliamo dell' arresto in flagranza di reato per gli adolescenti sorpresi a spacciare stupefacenti anche se in piccola quantità. E ancora dell' abbassamento da nove a sei anni della soglia della pena che consente di applicare la misura della custodia cautelare. E del sequestro del cellulare disposto dal questore per i giovani violenti.

Un' altra novità, sempre con l' obiettivo di frenare in anticipo l' escalation della violenza, l' ammonimento dei genitori dei ragazzi dai dodici anni in su, considerati potenzialmente pericolosi, da parte del questore. Dal pacchetto e' rimasto invece fuori il divieto di accesso ai siti porno per i minori ventilato alla vigilia, che possono creare dipendenza fin da un' età di primo accesso addirittura di sei-sette anni. In questo caso l' intenzione dell' esecutivo è quella di sollecitare e sostenere la responsabilità educativa della famiglia, rafforzando il 'parental control' attraverso la diffusione di app poco usate e offrire il 'parental control' gratuitamente in tutti i dispositivi con un' icona immediatamente riconoscibile. Un intervento per cui - ritiene il governo - c'è bisogno, più che dell' inserimento in un decreto, di un complesso lavoro da affidare al Parlamento.

Vi abbiamo dato pillole del giro di vite deciso dall' esecutivo per rendere l' idea in termini semplici del significato di questa manovra avvolgente contro il crimine giovanile e di permettere così il giudizio di ciascuno. All' insegna sì della necessaria repressione, ma che prevede anche dosi di (difficile) prevenzione e acuisce le responsabilità della famiglia. Un fattore, questo, che non era mai stato in precedenza così tanto considerato e stimolato.






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