

Riceviamo e pubblichiamo.
'Dunque, ci siamo! Il gran giorno sta per arrivare. Domenica primo maggio Giovanni Paolo II sarà proclamato beato a soli sei anni dalla morte. Il Papa tanto amato e venerato in tutto il mondo, salirà agli onori degli altari accompagnato da un coro unanime di gioia ed esultanza. 'Santo subito' gridò la folla riunita in piazza S.Pietro il giorno dei suoi funerali.
Benedetto XVI, che di Woityla fu grande amico oltre che leale e strettissimo collaboratore, ha esaudito il desiderio che sempre più imponente si levava dalle folle in occasione dei grandi eventi religiosi e liturgici. Un grido che naturalmente non poteva che levarsi anche da Viterbo, la Città dei Papi, benedetta nel maggio del 1984 dalla visita pastorale di Giovanni Paolo II, in una giornata storica che è rimasta nella mente e nel cuore di tutti i viterbesi.
Così come, chi scrive, non potrà mai dimenticare la visita del Pontefice polacco nella diocesi di Nepi e Sutri quando, accompagnato dall’indimenticabile Vescovo Marcello Rosina, a bordo della papamobile passò tra la folla nella piazza di Nepi, dove noi adolescenti in prima fila gridavamo con tutta la forza che avevamo in corpo “Viva il Papa”, ricambiati dal suo sorriso amorevole e ricco di semplicità.
Woityla è stato il Papa che più di tutti ha girato il mondo per portare Cristo ovunque, anche laddove era più rifiutato. E' stato il Papa che più di tutti ha creduto nel dialogo interreligioso, intensificando i rapporti con ebrei e musulmani nel nome dell'unico Dio, il Dio di Abramo, padre di tutti gli uomini. E' stato il Papa della sofferenza, in lui è sempre stato visibile il segno della croce, quella croce che da quel fatidico 13 maggio del 1981 (giorno dell’attentato in piazza San Pietro che ha minato per sempre il suo fisico) ha portato fino alla morte, vivendo la vita come un calvario, accettando il dolore come dono di Dio e strumento di redenzione e salvezza per tutto il mondo. E' stato il Papa degli umili, degli emarginati, dei poveri, degli ammalati, dei sofferenti, degli handicappati, di tutte quelle persone che, umiliate dalla vita e sofferenti come lui nel corpo, portavano ogni giorno la loro croce.
Ma Giovanni Paolo II ha anche lo straordinario merito di aver guidato la Chiesa in un periodo travagliato e difficile durante il quale, il progresso tecnologico e l'avanzata della scienza, hanno rischiato di allontanare l’uomo dalla fede. Woityla è rimasto fedele ai principi cristiani, aprendosi alla modernità ma senza mai mettere in discussione quei valori secolari che costituiscono le fondamenta della Chiesa. Ha difeso strenuamente la vita umana, dal suo concepimento fino alla morte naturale, respingendo ogni tentativo di riconoscere legittimità all’aborto e all’eutanasia. Ha difeso la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio, ha valorizzato il ruolo della donna nella sua straordinaria funzione di madre e di moglie, ha ricordato ai giovani che la sessualità è dono di Dio e non deve essere ridotta a mero strumento di piacere, bocciando senza appello l’uso del profilattico quale mezzo per autorizzare un utilizzo disinvolto e sbagliato del proprio corpo. U
n Papa moderno, che ha saputo interpretare le esigenze dei giovani e dialogare con loro in quelle straordinarie e indimenticabili giornate della gioventù, ma conservatore al tempo stesso, convinto che la sfida al mondo moderno si potesse vincere restando fedeli al Vangelo. Ma non solo: Woityla ha avuto anche la capacità di conciliare le diverse posizioni politiche presenti all’interno della Chiesa.
La Chiesa di Giovanni Paolo II è stata la Chiesa di Joseph Ratzingher e di Camillo Ruini due personalità fra le più stimate e ascoltate da Woityla, ma anche quella di Carlo Maria Martini che il Papa volle pastore della seconda arcidiocesi più importante del mondo, quella di Milano, nel 1979, ad appena un anno dalla sua elezione sul trono di Pietro. Una Chiesa dove le diversità di vedute, spesso chiare ed evidenti (come quelle appunto fra Ruini e Martini) sono state considerate una risorsa e dunque valorizzate con il fine di rispondere nel modo più adeguato ai molteplici bisogni della società. Anche per questi motivi il “Papa venuto da lontano” merita la beatificazione. A lui guarda con amore e devozione il popolo di Dio che lo ha conosciuto ed amato in ogni continente. Quando cadremo in errore, sapremo che lui dal più alto dei cieli ci “corrigerà”. E noi ringrazieremo il Signore per averci mandato sulla terra, in dono, un uomo straordinario, che con il suo insegnamento ci ha aiutati a rafforzare la nostra fede e a sentirci davvero degni di appartenere alla Chiesa cattolica'.
Americo Mascarucci