ANNO 16 n° 274
Giovanni Falcone: eroe
dal volto umano
Presentata la graphic novel
che racconta la storia del giudice
28/10/2011 - 15:09

Grande successo questa mattina (28 ottobre) al palazzo di giustizia di Viterbo per la presentazione della graphic novel “Giovanni Falcone” di Giacomo Bendotti, edizioni Becco Giallo. L’iniziativa, organizzata dall’amministrazione provinciale in collaborazione con la Procura della Repubblica di Viterbo e con l’ordine degli avvocati della Tuscia, ha visto la partecipazione delle più alte autorità civili e militari del territorio, oltre alla presenza degli studenti di alcune classi del liceo classico “Mariano Buratti” di Viterbo.

Alla presentazione, insieme all’autore, intervistato dal caposervizio del quotidiano “Il Messaggero” di Viterbo, Arnaldo Sassi, hanno partecipato il presidente della Provincia di Viterbo, Marcello Meroi, il prefetto di Viterbo, Antonella Scolamiero; il giudice Gaetano Mautone, in rappresentanza del presidente del tribunale di Viterbo, Maurizio Pacioni, assente per impegni inderogabili; il comandante provinciale dei carabinieri della Tuscia, colonnello Gianluca Dell’Agnello; il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Viterbo, Alberto Pazienti; gli assessori provinciali alla Cultura, Giuseppe Fraticelli, e ai Lavori pubblici, Gianmaria Santucci; il consigliere regionale Francesco Battistoni; il presidente dell’Ordine degli avvocati di Viterbo, Luigi Sini; l’organizzatore dell’evento, l’avvocato Enrico Valentini.

Durante la presentazione Stefania Bacciottini e Nadia Tiezzi hanno letto alcuni scritti di Giovanni Falcone, ricostruendo la vita del giudice antimafia assassinato a Capaci nel 1992 attraverso i passaggi salienti della sua esistenza.

Molto toccante il momento in cui il procuratore Pazienti ha raccontato della sua esperienza di magistrato al fianco di Giovanni Falcone: erano i primi anni ’80, e i due si conobbero a seguito degli sviluppi di un’inchiesta per droga che univa la mafia siciliana al traffico internazionale e che confluì, poi, nel maxiprocesso di Palermo seguito da Falcone. “Un uomo incredibile – commenta Pazienti -, con una personalità davvero eccezionale. E’ un piacere per me oggi ricordarlo qui”.

“Giovanni Falcone è senza dubbio un eroe moderno, un simbolo dell’amore totale per la democrazia e della lealtà verso il proprio Paese – dichiara il presidente Meroi -. Nonostante si parli molto delle figure eroiche di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, a quasi vent’anni di distanza dalla loro morte non sempre, infatti, è facile spiegare ai giovani cosa veramente la loro attività ha significato per questo Paese. Trovo perciò molto utile, oltre che originale e intelligente, l’idea di Giacomo Bendotti di identificare il fumetto come mezzo per raccontare la storia e la vita del giudice palermitano, trasmettendone il messaggio e l’esempio”.

Dopo aver osservato il minuto di silenzio in ricordo di Giovanni Falcone proposto dall’avvocato Valentini, il presidente Meroi ha consegnato alla professoressa Luciana Vergaro, rappresentante della dirigenza scolastica del liceo “Buratti”, alcune copie della graphic novel di Giacomo Bendotti destinate agli alunni dell’istituto. “Il fumetto ha un linguaggio agile, accessibile, che ci consente di raccontare una storia in un contesto narrativo semplice – dichiara l’autore, intervistato dal giornalista Arnaldo Sassi -. Mi sono preso anche la libertà di inventare scene che descrivono aspetti intimi, privati, della sua vita, dove l’interesse collettivo veniva comunque sempre prima di tutto. Giovanni Falcone era un uomo normale, un uomo che non aveva una particolare vocazione al martirio, un magistrato che faceva bene il suo lavoro con un grandissimo senso dello Stato. Conviveva con la paura, ma non si è mai lasciato condizionare e ha fatto il suo dovere fino in fondo. Ecco, è questo che mi ha spinto a raccontarne la storia”.

''Falcone diceva che ‘la mafia è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine’ - ha concluso -. Purtroppo lui la parola fine non l’ha potuta scrivere, quindi oggi, seguendo il suo esempio, sta a noi e alle nuove generazioni farlo''.






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