ANNO 16 n° 27
Giornata della Memoria, il monito della sindaca Frontini: “Ricordare per costruire il futuro”
In via della Verità la cerimonia commemorativa: istituzioni e studenti uniti nel ricordo delle vittime della Shoah
27/01/2026 - 12:11

VITERBO – “Oggi è un giorno che ci ferma e ci chiede di ricordare milioni di persone”. Con queste parole la sindaca Chiara Frontini ha aperto la cerimonia per la Giornata della Memoria, svoltasi come di consueto in via della Verità, luogo simbolo della memoria cittadina. L’iniziativa è iniziata con la deposizione della corona in ricordo delle vittime della Shoah.

Nel suo intervento, la prima cittadina ha sottolineato l’importanza di non limitarsi al ricordo del passato, ma di guardare con responsabilità al futuro. “L’odio può diventare legge, può diventare quotidianità – ha affermato –. Il male non è un incidente della storia, ma è frutto di scelte compiute da uomini. La Shoah non è nata nei campi di sterminio, ma molto prima, da parole e gesti che hanno reso accettabile l’orrore. Che la memoria non sia solo una cerimonia, ma una pratica viva”.

Il riferimento è andato anche alla storia della famiglia Anticoli e Di Porto, che abitava al civico 19 di via della Verità. Il 2 dicembre 1943, durante l’occupazione tedesca, le milizie fasciste fecero irruzione nell’abitazione arrestando i familiari, poi deportati nei campi di sterminio di Auschwitz e Mauthausen dopo il passaggio nel carcere di Santa Maria in Gradi e nel campo di Fossoli. Nessuno fece ritorno, ad eccezione del piccolo Silvano, allora otto anni, salvato grazie al coraggio di una vicina di casa che riuscì a nasconderlo.

Dal 2015, davanti al portone della loro abitazione, sono presenti le pietre d’inciampo, piccoli blocchi d’ottone ideati dall’artista Gunter Demnig, che riportano nomi e date delle vittime della deportazione, restituendo loro identità e dignità.

Alla cerimonia hanno preso parte, oltre alla sindaca Frontini, il prefetto di Viterbo Sergio Pomponio e Angelo Di Porto, figlio di Silvano. Presente anche l’istituto comprensivo Luigi Fantappiè, che ha accompagnato il momento commemorativo con musiche e letture.

Il prefetto Pomponio ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità collettiva: “La Shoah non è stato solo il male puro, ma un fenomeno culturale che può ripetersi. Le pietre d’inciampo ci ricordano persone comuni, non celebri. Ogni giorno deve essere un giorno della memoria, per conoscere e respingere le minacce che la storia ci ha già mostrato”.

Profondamente toccante la testimonianza di Angelo Di Porto: “Il 27 gennaio non è solo una data sul calendario. È il ricordo di una pagina nera che ha colpito persone di Viterbo, famiglie come tante. Rita Orlandi, la donna che salvò mio padre, non si voltò dall’altra parte. Finché ricorderemo, quelle vite non saranno dimenticate”.

A conclusione della cerimonia, alcuni palloncini sono stati fatti volare in cielo: un gesto simbolico per affidare alla memoria collettiva il ricordo delle vittime e la speranza, affidata ai più giovani, di un futuro libero dall’odio.

 

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