

Massimiliano Morelli
Ddl Zan, pandemia e una marea di altri “fatti” di giornata hanno messo in second’ordine “fatti” che, pur non essendo di giornata, rappresentano comunque ordinaria quotidianità. Il gioco d’azzardo, per esempio, fa parte di questi “capitoli”, al solo pensiero che sono 18 milioni gli italiani che “giocano” d’azzardo (anche solo saltuariamente), almeno secondo le stime raccolte dall’Osservatorio sulla Salute prima della pandemia.
Praticamente un italiano su tre “sbatte la pancia al banco scommesse”, per un giro d’affari da 110 miliardi di euro del “'giocato”, ovvero oltre il 10 per cento del complesso dei consumi privati annui registrato nel 2019. Nello specifico i giocatori abitudinari sono 5,2 milioni, e di questi 1,2 milioni vengono considerati problematici. Ovvero con dipendenza. La media parla di circa seimila euro a testa, ogni anno, letteralmente “bruciati” nel gioco d’azzardo e nelle macchinette. La beffa?
La cifra è superiore al valore dell’assegno sociale. Altri numeri, l’ammontare delle scommesse (fisiche e telematiche) registrato nel 2020 nonostante la cosiddetta “rete fisica” (i negozi di scommesse, nda) abbia chiuso i battenti per buona parte dell’anno equivale a 80 miliardi di euro. Il tutto, ovviamente, per tacere delle scommesse clandestine, delle quali, ovvio, non si conoscono numeri, dati, statistiche.